Gennaio-Febbraio-2013

pulsione, dal sesso sfrenato «usa e getta», dal disimpegno circa le domande fondamen- tali sul significato della vita. Si tratta di messaggi che non contribuiscono a sviluppa- re nei giovani la convinzione che ognuno di noi ha il dovere di contribuire al migliora- mento di tutti, specialmente dei più deboli. Oggi un giovane che conclude il percorso formativo-scolastico obbligatorio è stato più ore davanti ad uno schermo che in un’aula scolastica; ciò va tenuto presente nell’edu- cazione degli alunni alla cittadinanza attiva e responsabile prevedendo la formazione di tutti gli insegnanti alla media education. Tutti noi che lavoriamo nella scuola voglia- mo imparare a sfruttare pedagogicamente le potenzialità positive insite nelle nuove tecnologie dell’informazione e della comu- nicazione. 6. Il discernimento della competenza re- lazionale e comunicativa dell’insegnante L’interiorizzazione del valore «bene co- mune» da parte degli alunni passa necessa- riamente attraverso la qualità delle rela- zioni interpersonali che essi sperimentano a scuola grazie all’opera degli insegnanti; infatti la comunità è costituita da una rete di relazioni tra persone che scelgono di in- teragire tra di loro. Dalla mia esperienza di formatore dei giovani che intendono inse- gnare nasce la preoccupazione che i futuri insegnanti potrebbero avere difficoltà nel- le relazioni interpersonali autentiche per- ché, nei loro primi venti anni di vita, si so- no relazionati con le persone molto attra- verso gli apparati tecnologici e poco «fac- cia a faccia»; alcuni di essi hanno avuto perfino più contatti con il mondo «virtua- le» che con quello «reale», in certi periodi della loro giovane vita. Siccome il lavoro docente è imperniato sulla relazione inter- personale dell’insegnante con l’intera clas- se e con il singolo alunno, nella selezione degli aspiranti insegnanti dovrebbero esse- re valutate anche le loro capacità di com- prensione empatica, di simpatia, di ottimi- smo, di buon umore e di incoraggiamento esigente affinché ogni alunno aspiri a dare il meglio di sé nel servizio del popolo che gli consente di studiare e di cui si deve sentire membro attivo e responsabile. Conclusione Mi sia consentita infine una breve consi- derazione personale che la connotazione ecclesiale dell’UCIIM suscita in me. L’11 ottobre scorso è iniziato l’anno della Fede indetto da Benedetto XVI con il Motu proprio, Porta Fidei . Il Santo Padre spiega così la sua decisione: «Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vi- vere comune. Mentre nel passato era possi- bile riconoscere un tessuto culturale unita- rio, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispi- rati, oggi non sembra più essere così in va- sti settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone». È un’intera civiltà che traballa inerme e senza risorse morali mentre chi dovrebbe dare luce e sicurezza non sempre lo fa. La storia della Chiesa ci insegna che in tempi di decadenza sono state sempre piccole mi- noranze di persone che, con il loro esempio e la loro parola, hanno aiutato gli altri a ri- prendere con speranza il cammino nella co- struzione della civiltà dell’amore. Mi auguro che tutti noi, rispondendo al- l’invito del Papa, rinnoviamo la decisione di donare completamente tutte le nostre energie interiori ed esteriori all’educazione dei nostri alunni. Dal punto di vista umano, i mezzi a no- stra disposizione sono sproporzionati rispet- to al compito ma se, con Fede, diamo tutto quello che possediamo, consentiremo a Ge- sù di operare il miracolo della rigenerazio- ne del tessuto sociale del nostro amato Paese. Se non ricordo male, una volta Egli sfamò nel deserto cinquemila persone perché un ragazzo gli donò cinque pani d’orzo e due pesci, praticamente nulla per quella molti- tudine affamata, ma per quel ragazzo era tutto quello che aveva per sfamarsi lui solo; solo avvenne che il ragazzo si fidò di Gesù e così gli consentì di soddisfare le esigenze di tutti. 33 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013

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