Gennaio-Febbraio-2013
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 32 Secondo me, le migliori energie presenti in un istituto scolastico dovrebbero essere impiegate per la formazione pedagogica permanente dei padri e delle madri degli alunni. Per assicurare la continuità di quello che una volta si chiamava «progetto genito- ri», in tutte le scuole dovrebbero essere at- tivamente presenti delle associazioni che si dedichino alla formazione pedagogica dei genitori. Se si vuole potenziare la solidarie- tà sociale, le relazioni tra la scuola e la fa- miglia devono migliorare significativamente in intensità e profondità. 3. Far fare esperienza di «bene comune» nella vita scolastica Tutti sogniamo una società in cui si per- segua il bene comune, dove l’individualismo insolidale venga emarginato. Chi lavora nel- la scuola ha una grande opportunità: far sperimentare agli alunni come stiamo tutti meglio con noi stessi e con gli altri quando cerchiamo di costruire il bene comune nell’ambito dalla nostra classe e della no- stra scuola. A mio modo di vedere, un istituto scolastico cerca di far fare «esperienza di bene comune» agli alunni, quando tra i docenti c’è unità di intenti nel perse- guire il bene di ciascun alunno e passio- ne per il lavoro collegiale; quando c’è un clima di fiducia, di lealtà, di traspa- renza e di collaborazione tra le sue di- verse componenti; quando tutti accetta- no che qualcuno possa sbagliare ed es- sere corretto. 4. Chiarezza e trasparenza per un patto educativo tra scuola e famiglia Chi iscrive il figlio ad un istituto sco- lastico deve poter conoscere prima la sua «carta di identità pedagogica» e il «pro- filo ideale» dell’alunno che essa intende formare e che tutti gli insegnanti condivido- no. Per stipulare un patto sociale tra scuola e famiglia, occorre chiarezza e trasparenza su alcuni punti: — chi, in quella scuola, è responsabile della formazione pedagogica continua dei geni- tori degli alunni; — qual è il piano di perfezionamento profes- sionale degli insegnanti; — a chi compete la responsabilità della for- mazione iniziale dei nuovi docenti; — quali forme di incentivazione degli inse- gnanti si adottano; — qual è l’organo di controllo dell’attuazio- ne del progetto educativo dell’istituto; — quali sono le modalità di rilevazione co- stante dei motivi di soddisfazione/insod- disfazione dei genitori e degli alunni; — chi ha la responsabilità di favorire la co- municazione fluida ed efficace all’interno e all’esterno dell’istituto; — come sono valutati a medio termine gli esiti formativi del lavoro svolto dall’istitu- to, una specie di bilancio sociale fatto in- terpellando gli ex-alunni. 5. Formazione degli insegnanti alla me- dia education Stando ben attenti a prevenire la nascita della mentalità nazionalistica, bisogna per- seguire con maggiore intenzionalità lo svi- luppo negli alunni del senso di appartenen- za al popolo italiano perché, nella costru- zione dinamica della loro identità sociale, essi hanno bisogno di conoscere le proprie radici culturali, di sentirsi inseriti in una tradizione viva. Purtroppo dalla più tenera età gli alunni delle nostre scuole ricevono dagli schermi della sala cinematografica, del televisore, del computer, della playstation e del cellu- lare messaggi caratterizzati dall’individuali- smo, dal consumismo, dall’edonismo, dal- l’invito a soddisfare subito qualsiasi tipo di
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