Gennaio-Febbraio-2013

le, distinguendo l’effimero dal duraturo; 7. saprà analizzare e risolvere i problemi con l’impegno personale e con la collabora- zione degli altri, senza cercarne le soluzioni nel «manuale delle istruzioni»; 8. saprà cogliere la diversità delle tesi ascoltate; 9. saprà vedere tempestivamente le con- seguenze di determinate premesse; 10. saprà valutare la coerenza interna di un ragionamento; 11. saprà giudicare le affermazioni nuove in base ai criteri intellettuali che si è for- mato studiando; 12. verificherà rigorosamente le ipotesi proprie o altrui; 13. saprà distinguere i fatti dalle opinioni; 14. saprà motivare e documentare le proprie affermazioni; 15. non subirà passivamente le idee degli altri pur essendo disponibile a modificare le proprie, in presenza di nuovi elementi criti- camente vagliati; 16. possiederà una chiara e proporziona- ta visione del rapporto tra sé e il mondo esterno. Certamente non dico nulla di nuovo ai docenti dell’UCIIM ricordando che la scuola, con le sue proposte culturali, educa tutto l’uomo partendo dalla sua intelligenza. Mi sembrerebbe che questi esiti, appena enun- ciati, di un’educazione intellettuale ben riuscita possano essere presi in considera- zione per giungere a individuare, con lo stu- dio e lo scambio di idee, una base comune per l’educazione globale -e quindi anche morale, sociale e religiosa- dei protagonisti del rinnovamento della società, che in que- sto momento tutti auspichiamo. Quale scuola per quale società? Quando le ricerche internazionali sulle competenze linguistiche e matematiche dei quindicenni italiani hanno dimostrato che essi sono molto più indietro dei loro coeta- nei degli altri Paesi membri dell’OCSE è scattato il grido di allarme: dobbiamo valu- tare con più attenzione l’efficacia formati- va della scuola italiana! Ma prima di porsi il problema del «come» valutare bisognereb- be interrogarsi sul «perché». Perché valuta- re la qualità del servizio educativo e forma- tivo erogato da un istituto scolastico? E prima ancora bisogna avere il coraggio di porsi una domanda radicale: a chi inte- ressa il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia di un istituto scolastico e di ciascuna delle persone che in esso vi lavora- no? La risposta più ovvia dovrebbe essere: innanzitutto agli utenti del servizio scolasti- co che lo pagano con le loro tasse. È giusto, ma le aspettative sociali non sono sempre adeguate alla natura dell’organismo depu- tato a erogare un determinato servizio. Nel caso specifico, dobbiamo onestamen- te riconoscere che noi pedagogisti e voi in- segnanti non siamo ancora riusciti a comu- nicare fino in fondo alla maggior parte dei genitori italiani qual è la mission della scuo- la, che cosa è giusto aspettarsi da essa: va- le a dire che i figli-alunni sviluppino tutte le loro potenzialità, siano attivi e intrapren- denti nel loro processo di apprendimento, acquisiscano cultura solida e profonda, im- parino a ragionare, diventino capaci di lavo- rare in gruppo, si sentano responsabili degli impegni assunti, conquistino un metodo di lavoro intellettuale e vivano lo studio come il loro attuale lavoro finalizzato al migliora- mento personale e sociale. Temo che la maggior parte dei genitori degli alunni non sappia che cosa sia lecito aspettarsi dalla scuola, a fronte delle ingen- ti risorse economiche ed umane in essa in- vestite dai cittadini. Credo che, senza la possibilità di confronto con altri modelli scolastici, la maggior parte dei genitori ita- liani si aspettino poco dalla scuola: sempli- cemente un’istruzione, la cui qualità sia ga- rantita solo da buoni voti e che consenta ai propri figli di ottenere presto un posto di lavoro. I sociologi ci insegnano che quando man- ca la pressione del controllo sociale, ogni organismo pubblico diventa autoreferenziale e quindi le prestazioni dei dipendenti tendo- no a livellarsi verso il basso; le rivendicazio- ni sindacali non trovano come controparte gli utenti del servizio bensì il referente poli- tico, che è debole perché non può disinte- ressarsi del consenso dei suoi dipendenti che, nel caso della scuola, costituiscono una forza elettorale molto consistente. 29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013

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