Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 28 Le aspettative sociali nei confronti della scuola Dal ruolo marginale svolto dalle famiglie nella storia della scuola italiana -sia quella statale sia quella paritaria- dipende in buo- na misura, secondo me, il fatto che la net- ta maggioranza dei genitori non attribuisce oggi la giusta importanza a ciò che in una scuola è fondamentale. Mi sembra di poter affermare che molti genitori si dedicano a valutare aspetti della vita scolastica, che hanno scarsa incidenza sulla crescita della libertà intellettuale e morale dei propri fi- gli e, quindi, sul loro inserimento sociale e professionale come cittadini attivi e re- sponsabili del bene comune. Problema: qual è il profilo ideale di alunno, cui i profes- sionisti dell’educa- zione scolastica pos- sono fare riferimen- to nell’immaginare una società più uma- na, nella convinzio- ne che la scuola può migliorare la società invece di riprodurla così come essa è? Quali dovrebbero es- sere gli esiti forma- tivi da valutare da parte di chi educa i giovani per una so- cietà più giusta, pa- cifica e solidale? È possibile individuare un comune credo pedagogico nella scuola di tutti e di ciascuno? Se sì, come comunicare efficacemente all’opinione pubblica le fina- lità e gli obiettivi della nostra scuola? Mi azzardo a fare una proposta pedagogi- ca che sottintende un modello di società che non è difficile intravedere. Di conse- guenza propongo una risposta alla doman- da: quali indicatori usare per valutare i ri- sultati degli alunni? O, se volete, quali do- vrebbero essere le aspettative sociali nei confronti della scuola? Personalmente sono convinto – e credo lo siano anche molti dei presenti- che non sia possibile l’educazione senza l’istruzione e che istruendo si educa, bene o male ma si educa, anche quando non lo si vuole ricono- scere. Contrariamente a quanti ritengono che possa esistere una scuola “neutra” circa le convinzioni morali, sociali, politiche e re- ligiose dell’alunno –la cosiddetta scuola «dell’istruzione» e «dell’apprendimento»-, l’interconnessione della sfera intellettuale con le altre sfere della personalità ha rice- vuto numerose conferme sperimentali quando si è valutato l’esito dell’attività scolastica. La ricerca in campo didattico ha ampia- mente dimostrato che dal modo con cui si propongono i con- tenuti dell’inse- gnamento, cioè dal metodo didat- tico impiegato, e parallelamente dal modo con cui un alunno appren- de, si favorisce o meno lo sviluppo della sua capacità di scelta morale libera. Dal tipo di didattica scolasti- ca dipende se l’a- lunno, in età adul- ta: 1. sarà un ap- passionato ricer- catore della veri- tà, senza ripetere delle verità «belle e fatte» per otte- nere consenso; 2. saprà «gustare» il sapere, senza la fretta di «ingoiarlo» il più rapidamente pos- sibile; 3. sarà un innovatore delle conoscenze acquisite a scuola e non un semplice ripeti- tore; 4. manterrà per tutta la vita la curiosità e il desiderio di conoscere sempre di più; 5. si interrogherà ogni volta sul significa- to delle cose che apprende; 6. saprà inserire le nuove conoscenze in un quadro intellettuale organico e persona-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=