Gennaio-Febbraio-2013

UNA SCUOLA PER LA SOCIETÀ FUTURA Giuseppe Zanniello, Presidente Scienze della formazione, Università di Palermo Cenni storici Il sistema scolastico di ogni paese ha una sua storia, la cui conoscenza consente di comprendere perché in alcuni luoghi la li- bertà di scuola e di innovazione scolastica continua sia più facile mentre in altri essa si scontra con interessi precostituiti. Il rapporto tra scuola e società è biunivo- co: nell’immediato, la scuola è espressione della società per come essa era prima, cioè quando l’attuale scuola fu progettata; ma grazie alla scuola si prepara la società futu- ra, per come essa è immaginata da chi ha a cuore la felicità degli attuali ragazzi. Siamo qui riuniti per dialogare su un nuo- vo modello di società –che speriamo miglio- re di quella attuale-, e quindi sul tipo di educazione scolastica che desideriamo of- frire ai nostri alunni che hanno il compito di costruire questa nuova societas . In altre occasioni ho avuto modo di dimo- strare che i primi 87 anni della storia italia- na, dal 1861 al 1948, sono stati segnati dall’esplicita intenzionalità dei governanti succedutisi al potere, di usare la scuola co- me strumento di controllo ideologico e di acquisizione del consenso politico. A partire dall’anno scolastico 1948-49, ci sarebbe stato spazio per la nascita di scuole promosse da associazioni di insegnanti e di genitori, da comunità di vario genere e da movimenti pedagogici rispettosi dei principi costituzionali. Ma così non è stato per una serie di motivi storici che in questa sede non c’è il tempo di ricordare. In quanto pedagogista devo però osserva- re che purtroppo ancora oggi alla maggio- ranza degli italiani sembra incomprensibile che dei cittadini, convinti assertori del va- lore della costituzione del loro Paese, vo- gliano aggregarsi intorno ad un progetto educativo adottato in una scuola da essi promossa -senza fini di lucro ma anche sen- za oneri aggiuntivi alle tasse che già pagano abbondantemente-, per il conseguimento, con un metodo educativo proprio, specifico e peculiare, delle finalità educative indica- te dalla normativa scolastica nazionale e che costituisce uno dei tanti modi per far interiorizzare ai giovani i principi costituzio- nali su cui è stata costruita finora la nostra vita civile. Nei primi anni dell’Italia repubblicana si aprirono nuove opportunità per l’iniziativa dei cittadini in campo scolastico perché nel- la costituzione democratica, in linea di principio, l’istruzione cessò di essere conce- pita come un obbligo imposto dal governo centrale per il controllo ideologico dei cit- tadini, per divenire un diritto soggettivo di ogni cittadino che lo stato si impegnava a garantire. Tale processo culminò, come è noto, con l’istituzione della scuola media unica nel 1963. La tesi che desidero enunciare è che ogni centro educativo, per poter svolgere il suo compito, deve appartenere a qualcuno, ad una comunità locale aperta alle esigen- ze educative e formative dei giovani. Il sin- golo centro scolastico funziona bene (è ri- spettato anche in quartieri «a rischio», per esempio senza subire atti vandalici), quan- do gli abitanti della zona percepiscono che chi lo dirige e chi vi svolge delle attività educative ha un senso di appartenenza ideale e la consapevolezza di avere un de- bito generazionale nei confronti dei più giovani: gratuitamente noi adulti abbiamo ricevuto educazione e formazione, gratui- tamente vogliamo educare e formare. A scuola educhiamo i giovani mentre inse- gniamo loro conoscenze teoriche, abilità operative e principi morali, ed essi si edu- cano mentre apprendono. Sembra ovvio ma non sempre lo è. 27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013

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