Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 30 In particolare, non si può sperare che il trend negativo della scuola italiana -impie- tosamente documentato dalle indagini in- ternazionali svolte negli ultimi quindici an- ni- si possa invertire solo allocando diversa- mente i finanziamenti, sia quelli già dispo- nibili sia quelli aggiuntivi che pur sono indi- spensabili. Bisogna immaginare altri modelli di scuola se vogliamo costruire una società più umana, se vogliamo uscire presto dalla crisi economica che ha chiare radici antro- pologiche e morali. Avanzo pertanto la mia proposta che spe- ro possa essere chiaramente espressa e poi discussa. Siccome la scuola è un bene co- mune a tutti gli italiani, risulta assoluta- mente necessario un accordo tra la maggio- ranza e la minoranza parlamentare per for- mulare ed attuare con continuità, almeno per dieci anni, una strategia -trasversale ai partiti politici-, mirante ad attribuire la re- sponsabilità reale dell’efficacia educativa e formativa del singolo istituto scolastico a persone chiaramente individuabili dalle co- munità di riferimento, e quindi da esse pre- miabili o sanzionabili. Utopia? Non credo. I congressi nazionali di un’associazione di insegnanti, con tanti anni di storia alle spalle e così radicata nel tessuto sociale del Paese, servono anche per offrire un contributo di idee nuove ai reggi- tori temporanei della nostra res publica . L’ associazionismo scolastico Una strategia politica di ampio respiro dovrebbe prevedere, fra l’altro, la promo- zione dell’iniziativa pedagogica di gruppi di genitori e insegnanti, associati nell’in- tento di realizzare dei centri scolastici ca- ratterizzati da una metodologia educativa continuamente verificata erga omnes , nel rispetto dei principi costituzionali. In que- sto modo l’innovazione della scuola sareb- be stimolata dalla vivacità delle innovazio- ni, che risultano più agevoli quando c’è sintonia di intenti nel collegio docente o almeno nel consiglio della classe sperimen- tale; questo tipo di scuole costituirebbero così dei laboratori pedagogici al servizio dell’intero sistema scolastico. All’interno del sistema pubblico del- l’istruzione e della formazione, le scuole delle comunità dotate di progettualità pe- dagogica costituiranno sempre una minoran- za; ma loro presenza amplierebbe la possi- bilità delle scelte scolastiche da parte dei cittadini e testimonierebbe che in una so- cietà multiculturale tutti i gruppi sociali possono contribuire al bene comune della nazione senza perdere la propria identità culturale. A condizione, si intende, che chi governa il Paese non voglia assumere la pro- spettiva dell’assimilazione culturale ma preferisca invece quella dell’integrazione delle diverse realtà culturali che si ricono- scono nella nostra carta costituzionale. Tra gli studiosi dei sistemi scolastici si è fatta strada l’idea che le scuole che funzio- nano davvero bene, vale a dire quelle che contribuiscono allo sviluppo di apprendi- menti eccellenti e di atteggiamenti civili in un’elevata percentuale di alunni, sono spes- so espressione di gruppi sociali; sono cioè collegate a comunità che hanno una precisa identità e un patrimonio di valori da propor- re alle nuove generazioni. Il motivo mi sem- bra è chiaro: ci si impegna di più nel lavoro quando se ne capisce l’importanza; gli inse- gnanti, e ancor più gli alunni, per sentirsi protagonisti del progetto di costruire una società dove il bene comune prevale sugli interessi individuali, hanno bisogno di speri- mentare in primo luogo che stanno contri- buendo alla costruzione del bene comune nel loro ambito di vita, nelle relazioni con persone ad essi vicine; da questa consape- volezza essi traggono energie aggiuntive per l’impegno nel lavoro scolastico. Sono affermazioni che si fanno con una certa prudenza nel timore di dare così spa- zio agli integralismi; ma in Italia, dove i principi costituzionali vengono fatti rispet- tare da tutti, non mi pare che attualmente esista questo pericolo. Positivamente si no- ta invece che, quando c’è in essi una forte motivazione ideale ad educare e una effet- tiva autonomia metodologica e organizzati- va, i gruppi caratterizzati da una specifica identità culturale riescono a formare giova- ni competenti e dotati di una chiara consa- pevolezza della loro responsabilità di con- tribuire al bene comune del Paese. Sono convinto che dalla nostra carta co-

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