Gennaio-Febbraio-2013
esprimersi. Per guidare lo sviluppo del Paese bisogna ripensare il sistema scolastico per valorizzare il merito e l’impegno, per incon- trare le nuove tecnologie. Ma per questo è necessaria una classe dirigente autorevole. I giovani e il mercato del lavoro Per queste ragioni non dovrebbe sorpren- dere che il 18.8 % dei ragazzi in Italia lasci gli studi subito dopo gli anni dell’obbligo e non cerchi lavoro. In un anno il numero dei Not in employment, education and training ( Neet ) è salito di 134.000 unità fino 2,1 mi- lioni. La crisi arriva tra i 16-17 anni: ci si sente grandi e le regole vanno strette, la scuola appare faticosa, noiosa, staccata dalla realtà, i docenti sembrano dei pove- racci che si sgolano per guadagnare poco, il lavoro una chimera e studiare o non studia- re in fondo è lo stesso. Fino a qualche tem- po fa, il diploma contava poco e la laurea poco di più, ora anche questo vantaggio è svanito. Inoltre, sembra che la cultura uma- nistica abbia concluso il suo ciclo. Oggi i ra- gazzi non si voltano più indietro perché alle spalle avvertono solo un cimitero di elefan- ti. Il presente si nutre di se stesso, digerisce se stesso e va avanti. L’arte, il pensiero, la letteratura dei secoli andati è lenta, è puro impedimento vitale, ruminamento in epoca di fast food . Anche la politica è fumo al vento. E allora si deve cercare di capire do- ve stanno andando i giovani, perché essi guardano a un altrove culturale e non si fi- dano più di una cultura fatta di procedure, di ipocrisie, di fallimenti mascherati. Essi sentono che la vita è altro e la memoria non basta a reggere l’urto del mondo che sarà, che è già qui. Saltato il ponte generazionale le rive si allontanano sempre di più. E una fascia di giovanissimi, forse la più fragile, ormai cresciuta nella rassegnazione al precariato, alla prima difficoltà lascia, pensando magari di potercela fare con altri mezzi in una visione irrealistica di sé e del mondo che li circonda, magari pensando che si possano generalizzare gli esempi di Steve Jobs, Mark Zuckerberg, Bill Gates, Ri- chard Branson che hanno avuto grande suc- cesso senza una laurea. Una direzione di causalità possibile di questi eventi è: irre- sponsabilità politica - aspettative crescenti - crisi finanziaria - rassegnazione - precaria- to. Non ci sono solo i potenziali Neet tra co- loro che abbandonano la scuola, alcuni van- no a bottega. Non c’è alcuna nostalgia della scuola in loro ma anzi l’orgoglio di chi ha abbandonato un luogo da ragazzi con i com- piti, i prof… per entrare subito nel mondo adulto. Ma chi lascia la scuola e non ha un lavoro rischia grosso: la deriva, il branco, la tentazione di deprimersi e chiudersi in se stesso. C’è chi dice che l’abbandono scola- stico è colpa dei tagli (siamo l’unico paese in Europa ad averlo fatto in tempo di crisi) e invita ad aprire le scuole il pomeriggio per altre attività guidate (come in Finlandia … dove ormai la scuola dell’obbligo è digita- le). Ma il problema è riconducibile solo in parte alle risorse, perché in realtà è fonda- mentalmente antropologico. Per queste ra- gioni In Italia l’attrazione verso il pezzo di carta ha perso peso rispetto al passato. Va osservato, inoltre, che i know how as- sociati ai mestieri che accompagnano la crescita economica dei paesi non sono né facilmente sostituibili né facilmente recu- perabili una volta perduti. Trascurare que- sto elemento può mettere un sistema eco- nomico a rischio di effetti demoltiplicativi molto pericolosi. Lo sviluppo del territorio dipende dalla sua capacità di attrazione del capitale umano e, per essere efficaci, gli investimenti nell’istruzione e nella forma- zione devono andare di pari passo con le ri- forme politiche. Riformare i mercati del la- voro, stabilire solide relazioni tra sistema di istruzione, formazione professionale e mon- do produttivo, anticipare il cambiamento e prepararsi alla riconversione industriale per creare un sistema di innovazione dinamico sono solo alcune tra le sfide strutturali alla base di una strategia industriale europea coerente ed efficace. Il secolo XX ha visto un modello di lavoro prevedibile. Ora le sfi- de sono molto più impegnative. In Italia, nel 2020, ci saranno 2,5 milioni di operai in meno e l’area dei servizi avrà 7 milioni di nuovi posti di lavoro. La P.A. avrà un ruolo fondamentale. Sicuramente la strada verso un cambia- mento di mentalità è difficile e va incontro a molte critiche (non è facile passare da una 25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013
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