Gennaio-Febbraio-2013
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 24 che provocano disinvestimento nel capitale umano in gran parte sprecato perché coloro che raggiungono la laurea e trovano lavoro spesso sono occupati nei call center . Il livel- lamento verso il basso nell’acquisizione delle competenze agevola l’assegnazione dei posti di lavoro migliori a coloro che possono far conto su relazioni famigliari piuttosto che sul merito. Parafrasando il detto inglese «Ogni paese ha la classe dirigente che si merita», si potrebbe dire che in Italia le istituzioni hanno l’apprezzamento che si meritano dalla società civile. E poco conta ricordare la gio- vinezza dello Stato italiano e della sua de- mocrazia, perché altri stati coevi hanno si- tuazioni diverse e migliori con riguardo al- l’attenzione alla vita pubblica, alla condanna della corruzione, dell’evasione fiscale, del- l’illegalità, del disprezzo delle regole. Le istituzioni italiane mostrano gli stessi vizi, lo stesso degrado della società civile dalla qua- le emerge la classe dirigente. Un contesto molto lontano da quello auspicato da Gesual- do Nosengo per la società e per la scuola. Il dialogo con gli studenti Secondo alcuni studiosi, la scuola ha per- so di significato e la spiegazione non si tro- va soltanto nei dati economici o nella man- canza di cultura delle famiglie d’origine. Il punto è che i giovani non capiscono più il senso di passare tanto tempo tra i banchi, tra i professori che utilizzano un linguaggio anni luce lontano dal loro, in una società che, anno dopo anno, svaluta sempre di più il ruolo della cultura… Come evitare che professori di lettere, storia, filosofia, arte finiscano a parlare nel vuoto come radioline lasciate accese in un angolo? Che il patri- monio culturale del nostro Paese non signi- fichi più niente? E come potrebbe essere di- verso se la cultura politica, economica e so- ciale ha prodotto l’estraneazione di una ge- nerazione dal mondo del lavoro, senza nem- meno la speranza che una laurea, anche specialistica, possa ridurre questo disagio e le aspettative tradite di milioni di giovani italiani, stretti tra disoccupazione, contratti di breve durata e retribuzioni da fame? Fino a qualche anno fa, si è creduto che se c’era qualcosa che assomigliava al miraco- lo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, questo era l’istruzione. Si affermava che sia lo Stato che le famiglie avevano tutto da guadagnare a investire nella scuola. Ora non è più così. Intanto si sono moltiplicati diplo- mi, lauree, master… Ma questi sono diventati solo pezzi di carta, banconote fuori corso. Pochi di noi sono disposti a prendere sul «Quando noi ignoranti eravamo di più, tutto era più bello». Eppure nel Rapporto I nuovi laureati della Fondazione Agnelli si legge che: «La produttività del sistema Italia è stata molto deludente proprio negli anni in cui aumentava l’accumulazione di “capitale umano”». Questa conclusione è sicuramente discutibile perché c’è una pluralità di re- sponsabilità pubbliche e private che hanno motivato la caduta della produttività italia- na. Esse vanno dal ritardo e dalle incertezze con cui il sistema produttivo ha risposto ne- gli ultimi venti anni alle sfide dell’innovazio- ne tecnologica, all’affermarsi sulla scena mondiale di nuove economie, dal deciso au- mento dell’integrazione europea alla delo- calizzazione produttiva, dalla spesa pubblica inefficiente alla cattiva politica degli ultimi 40 anni che ha lasciato accumulare in Italia il terzo debito pubblico del mondo pur non avendo il nostro Paese questa posizione nel- la produzione. Ma tra queste ragioni ci sono anche la scuola e l’università italiane che hanno prodotto in gran parte un’accumula- zione di capitale umano solo apparente mentre il profilo delle competenze non ri- sultava adatto alle esigenze del mercato del lavoro. Ciò sottolinea le responsabilità della scuola e dell’università, talvolta più attente alla protezione degli interessi dei docenti che alle esigenze formative degli studenti. L’economia italiana va resa più inclusiva (a cominciare dalla diversa tutela sindacale di insider e outsider ), eliminando le barriere all’attività produttiva. Tra queste il posteg- gio di giovani nel sistema scolastico fino a 25 anni e oltre, che è per molti un tempora- neo «paese dei balocchi», una rendita di po- sizione apparente pagata dalle famiglie e dai giovani dove la mancanza di competizio- ne e l’elusione del merito consentono, come si è detto, di trovare un lavoro soddisfacen- te a coloro che hanno sufficienti relazioni famigliari mentre impediscono ai talenti di
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