Gennaio-Febbraio-2013
lano il suo pieno manifestarsi nella società e nella scuola. Essi indicano le sfide su cui la scuola deve dialogare per un nuovo mo- dello di società. «Evviva il buonismo è finito», si intitola- va un articolo di Giuseppe Savagnone di qualche anno fa che invocava il ritorno del- la selezione, almeno fuori della scuola dell’obbligo, per scongiurare la mancanza d’impegno e del dovere. Chiedeva ai docen- ti di interrogarsi per aver accettato, in ac- cordo con i sindacati, la riduzione del loro ruolo a «commessi» del grande supermarket in cui la scuola si è trasformata. Chiedeva ai genitori di interrogarsi per non aver chie- sto di più in termini culturali ed educativi e di essersi schierati a difesa dei loro figli, giustificando- ne la pigrizia e talvolta la ma- leducazione. Chiedeva conto ai dirigenti sco- lastici, trasfor- mati in mana- ger , per aver di- satteso i loro compiti culturali ed educativi. Chiedeva con- to ai governi per aver inco- raggiato nella scuola la sosti- tuzione di un organico e ri- goroso lavoro curriculare con la prolife- razione di pro- getti e adotta- to nei confron- ti dei docenti quella stessa logica di non selezione e dell’appiatti- mento dei mi- gliori che questi praticavano nei confronti degli alunni. Chiedeva all’opinione pubblica la consapevolezza che non basta indignarsi per le disfunzioni della scuola, ma che biso- gna impegnarsi tutti per non lasciarla anco- ra sola. Il dialogo con il governo La seconda questione è quella del dialo- go. Recentemente la scuola italiana non ha avuto dialogo con il governo attuale, che sta vivendo in questi giorni momenti di for- te incertezza, e che l’ha accusata di grande spirito conservatore e di indisponibilità a li- berare risorse per fare politiche didattiche. Pertanto si è riconosciuto che gli studenti fanno bene a manifestare il loro dissenso, ma anche che i corporativismi spesso usano i giovani per perpetuarsi, per non adeguarsi a un mondo più moderno. Così gli insegnanti sono diventati un esempio di freno alla mo- dernizzazione e alla crescita della produtti- vità, pronti a usare i loro studenti per mantenere pri- vilegi. Si tratta di far saltare la crosta di co- mode conni- venze, promo- zioni per pa- rentela, com- plicità cliente- lari, malintese difese sindaca- li, abbarbica- menti conser- vatori che han- no tanto contri- buito al degra- do della scuola e dell’universi- tà italiana. Secondo il sindacato della scuola, il pre- supposto del governo è che i docenti lavorino poco e male. Si può dire che non c’è gara a fare di più e meglio. La scuola e l’università vivono da diversi anni una sequela di tagli 23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013
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