Gennaio-Febbraio-2013

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2013 22 Paese che si piega su se stesso, che implode e reagisce cercando soluzioni «fai da te», all’insegna dell’individualismo e che rischia di cadere nel nazionalismo per proteggersi dalle critiche che vengono dall’esterno: un Paese dove le istituzioni perdono peso. Per uscire dalla crisi, il Censis suggerisce di tornare alle origini, riscoprire l’economia reale, la progettualità di lunga durata, ac- cettare le differenze, rafforzare la rappre- sentanza, le reti, le relazioni. Queste cose, i giovani oggi le fanno via Internet. Per affrontare il primo dei due temi della relazione che mi è stata assegnata, propon- go di partire da un modello che gli insegnan- ti conoscono molto bene, quello di John De- wey. In «Scuola e società», del 1899, egli fissa i caratteri fondamentali del suo pensie- ro educativo. Esso è un riferimento fonda- mentale per porre i termini di un dialogo della scuola per un nuovo modello di socie- tà. Già in quegli anni, Dewey segnala come la scuola non possa restare estranea alla profonda trasformazione della società anzi debba legarsi intimamente al progresso so- ciale, mutando radicalmente il proprio vol- to. La scuola deve diventare una comunità in miniatura che sia a stretto contatto con l’ambiente e la realtà sociale del lavoro. Co- sì nelle scuole dovranno essere costruiti la- boratori di vario tipo che colleghino le atti- vità scolastiche con quelle produttive. In particolare nella scuola dovranno trovare posto i quattro interessi fondamentali: per la conversazione, per l’indagine, per la fab- bricazione e per l’espressione artistica. Per oltre 40 anni la nostra scuola si è pro- gressivamente allontanata da questo model- lo basato sulla differenziazione tra formazio- ne generale e formazione specifica di prepa- razione al lavoro e si è finito per barattare il diritto al lavoro con il diritto all’istruzione mentre essi sono entrambi necessari per la ripresa economica e per lo sviluppo del no- stro paese. Per questo è fondamentale l’atti- vità di orientamento correlata alla conoscen- za degli sbocchi professionali. All’estero ven- diamo moda, mobili, meccanica, apparecchi per la dialisi, ma né scuola né università, sebbene quest’ultima sia nata in Italia. Re- centemente, per la prima volta nel nostro Paese, è entrata in vigore la riforma com- plessiva e simultanea del secondo ciclo di istruzione e formazione che è stato comple- tamente riorganizzato per offrire un panora- ma più chiaro per le scelte delle famiglie (sei licei; istituti tecnici suddivisi in due settori con undici indirizzi; istituti professionali sud- divisi in due settori e sei indirizzi) ma il volto della scuola non è cambiato. La scuola italia- na è acefala, manca d’identità, di direzione e di senso dell’appartenenza. E, quindi, non è in grado neppure di trasmetterli. L’ambiente sociale, che Dewey, identifi- ca come il mezzo costruttivo per lo sviluppo delle energie individuali è la società demo- cratica che richiede la collaborazione di tutti per il bene della società, in quanto i sistemi democratici hanno il vantaggio di essere in perenne stato di crisi e necessita- no, quindi, di una continua disponibilità al cambiamento. Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti: • alfabetizzazione: secondo l’autore il saper leggere e scrivere poteva fornire le stesse possibilità anche alle classi meno abbien- ti; • competenze culturali e sociali che portano ad un maggior interesse per la vita pubblica; • pensiero indipendente, requisito fondamen- tale della democrazia che non può vivere con un pensiero unico (indottrinamento); • predisposizione a condividere con gli altri. Per questi motivi, l’istruzione ha un ruo- lo preponderante nella creazione della so- cietà democratica. Secondo Dewey la dot- trina di non ingerenza dello Stato va supe- rata da una politica di interventi pubblici cui demandare il compito di correggere le condizioni di non libertà insite nei rapporti sociali. Il «nuovo liberalismo» auspicato da Dewey mira a promuovere una forma di or- ganizzazione sociale capace di neutralizzare le minacce illiberali che nascono dall’affer- marsi dei grandi potentati economici. E in- vece, da allora, le scelte di politica sono state sempre più influenzate dalle lobby . Pertanto se, al tempo in cui Dewey scrive- va, la democrazia era ancora un metodo di governo poco affermato in Europa, oggi, do- po un secolo, essa si è generalizzata come forma di governo ma conservando, anzi raf- forzando in alcuni casi, i vincoli che ostaco-

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