Gennaio-Febbraio-2012

41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 la cura e sul farsi carico, come correlati del- la libertà. Il tema del rapporto tra ragione e realtà si ripercuote sulla nozione di verità. Gli stu- denti mostrano una istintiva insofferenza verso tale argomento, a volte addirittura verso la parola stessa. L’equivoco di fondo, sedimentatosi nella cultura occidentale, è dato dalla confusione tra verità e imposizio- ne della medesima. Che le cose, a ogni livel- lo, siano in un certo modo è innegabile, an- che se tale modo è difficile da cogliere. Il fatto che la verità, come insegna Platone, una volta raggiunta, tenda a sfuggire, come l’amato rispetto all’amante, non significa che non esiste ma che fatichiamo a raggiun- gerla con le nostre forze. La ricerca della ra- gione umana è mossa e orientata alla verità e non potrebbe essere altrimenti; la realtà, però, è sempre più grande degli schemi che utilizziamo per interpretarla e ciò che cono- sciamo è comunque sempre relativo e mu- tevole, perché la pienezza della verità, la verità eterna, è solo di Dio e soltanto Lui la rivela. I giovani sono, così, tentati da oppo- sti estremismi: il fondamentalismo, cioè la pretesa di possedere la totalità della verità con il diritto di imporla, e il relativismo, con la sua pretesa di negare il vero, riducendolo a opinione, cadendo, però, in contraddizio- ne, in quanto negare che esista una verità è già affermarne una. Si tratta di due tenden- ze opposte, accumunate entrambe dalla sfi- ducia nella capacità della ragione di elevare lo sguardo all’intero dell’esperienza umana e del reale, entro i limiti che le sono propri e che scopre, non a priori, ma nel cammino della sua ricerca. Non si può, d’altro canto, tacere il fatto che, se si incontrano delle difficoltà nell’en- tusiasmante missione dell’insegnare ai gio- vani a «filosofare», esse non vengono tanto dal clima culturale, bensì dal continuo au- mento del livello di burocratizzazione e for- malizzazione della scuola, tale da mettere in discussione il primato e la libertà della di- mensione educativa del ruolo docente. La crescente rilevanza degli aspetti formali è un’esperienza sempre più comune nella re- lazione dell’uomo con gli altri e accumuna la scuola ad altri settori (per es. la sanità), dove gli operatori sono sempre più spesso costretti ad affiancare al proprio specifico impegno professionale un’attività di gestio- ne e di amministrazione, che finisce alla fi- ne per risultare preponderante. Il primato della tecnica sul contenuto porta ad un eccessiva attenzione alle moda- lità didattiche, che da strumento di comuni- cazione di contenuti diventano mondi chiu- si a se stanti, fino a offuscare le finalità stes- se dell’azione educativa. La stessa dirigenza tende ad assumere connotati tecnici univer- sali, validi per ogni settore e quindi addirit- tura intercambiabili: un dirigente della sani- tà potrebbe diventare dirigente scolastico e nulla impedirebbe a un dirigente industriale di «riciclarsi» in uno dei primi due. Il processo di formalizzazione dei rappor- ti, esito ultimo di una tendenza a ricondurre la filosofia esclusivamente a riflessione sul metodo, appare particolarmente accentua- to ed evidente in un ambiente come la scuola, dove l’elemento personale è parti- colarmente rilevante. L’esigenza di un reale dialogo educativo è chiamata, del resto, a imporsi in ogni caso, pur in un contesto in cui supposte politiche di riforma sono inquadrate nell’ambito di manovre di riduzione della spesa pubblica. Aumento del numero di alunni per classe, crescente incertezza degli organici con con- seguenze negative sul principio di continui- tà didattica, incomprensibili indicazioni nei contenuti disciplinari (Hegel in quarta liceo scientifico!), uniti a una mancata valorizza- zione sul piano economico, creano qualche disagio e difficoltà, superabili soltanto dalla coscienza di svolgere una professione tra le più elevate: l’educazione dell’uomo e del cittadino, «uno dei compiti più nobili del- l’umanità» ( Fides et Ratio , n. 3).

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