Gennaio-Febbraio-2012

39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 sul senso, come considerazione dell’intero, è lasciata, invece, alla sfera della fede, inte- sa come una esperienza irrazionale e misti- ca, comunque soggettiva e incomunicabile. La filosofia, in tal modo, provoca all’idea che «l’essenziale è invisibile agli occhi» una generazione nata nella civiltà dell’immagine e abituata ad attendersi una risposta imme- diatamente visibile e verificabile a un co- mando dato al computer. La logica del pen- siero, infatti, richiede tempi medi o lunghi, in cui tra le premesse e la conclusione si collocano passaggi intermedi, tali da impe- dire qualunque corto-circuito. Questo aspetto può rappresentare un ostacolo agli studi filosofici ma indica anche una sfida ad approfondire la dinamica della complessità del pensare, che non è mai ri- ducibile a una sola dimensione. Dall’osservazione del rapporto degli stu- denti con la realtà emergono spunti di ri- flessione anche in relazione al rapporto del reale con il virtuale. Una concezione del- l’azione del soggetto, che non conosce limi- ti, se non quelli che egli stesso si pone per crescere nella sua autocoscienza, si tradu- ce, attraverso un certo uso del mondo ci- bernetico, in un cambiamento del senso del limite. Questo tende ad essere visto dai gio- vani, non come il segno della propria identi- tà e natura creaturale di uomo, collocato in un contesto spazio-temporale che lo qualifi- ca proprio come egli è, ma come un segno negativo, un impaccio da cui liberarsi, qual- cosa di cattivo da superare o, addirittura, da negare. La mission fondamentale dell’insegnante di filosofia consiste, dunque, proprio nel ri- svegliare nei ragazzi l’importanza della do- manda di senso, richiamandosi a quel- l’esperienza originaria e fondamentale (da Aristotele a Einstein), che è la meraviglia nei confronti dell’essere, da cui quella doman- da scaturisce. È l’idea di una ragione capace naturalmente di indirizzarsi al mistero pro- fondo della realtà, nella molteplicità e pluri- formità infinita delle sue dimensioni, nel cui ambito può legittimamente collocarsi una sua funzione di tipo descrittivo, utilitario e strumentale. Educare all’uso della ragione, come apertura relazionale all’intero, consente anche di impostare correttamente il tema del rapporto tra ragione e fede cristiana. Suscita spesso sorpresa ricordare che con- cetti, tipici della filosofia occidentale, come quello di persona o di diritti dell’uomo, na- scono dall’incontro tra il pensiero greco e il Cristianesimo, tra ragione e fede; ciò signi- fica, sottolineare la dimensione anche cul- turale e storica del senso religioso. Proprio sulla base di questa radice co- mune dell’apertura dell’anima alla totalità, la filosofia può aiutare a capire che la fede cristiana non è da intendersi necessaria- mente come adesione irrazionale e cieca, comunque privata, a qualcosa o qualcuno di cui non si comprendono e non si posso- no né si devono comprendere le ragioni. Spesso è ancora occasione di sorpresa ri- cordare che, come insegna Agostino, la maggior parte delle azioni della vita è costi- tuita da atti di fede, cioè di fiducia, dall’affi- darsi a qualcuno o qualcosa, nella cui auto- rità e autorevolezza ragionevolmente ci si riconosce. Scoprire che molte delle nostre certezze anche nella vita quotidiana (dal leggere un giornale al salire sul bus, dal rapporto con i genitori a quello con la per- sona amata fino al seguire le lezioni a scuo- la di un insegnante) non sono basate su un’evidenza empirica, spesso concretamen- te impossibile, ma sulla testimonianza cre- dibile di qualcuno, porta i ragazzi ad una vi- sione più equilibrata dell’uomo, delle sue facoltà conoscitive e dei suoi aspetti rela- zionali. L’altra grande sfida, cui è chiamato l’inse- gnamento della filosofia, è educare al senso dello spazio e del tempo storico. La nostra epoca vive, da questo punto di vista, una sorta di «collasso individualistico», dove

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