Gennaio-Febbraio-2012
31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 vescovo di Ippona, non s’imparano se non parole, «anzi il suono e lo strepitio delle pa- role» (4), cioè meri segni privi di significato. In effetti, tra le righe del dibattito che dal Cratilo di Platone o dal Peri hermeneias di Aristotele si estende oltre i confini dell’età antica, passando attraverso il canone degli stoici e le dispute medievali sul nominali- smo , fino a gettare le basi della semiologia contemporanea, non è difficile scorgere il tentativo di distinguere la realtà dalle sue rappresentazioni e di mettere in chiaro i li- miti cogenti della parola intesa come me- dium per eccellenza. Posto che il nostro mondo è costituito di segni che non di rado soppiantano il signifi- cato ad essi sotteso, per Masterman si trat- ta di riconoscere che i media non rispec- chiano la realtà, ma solo uno dei tanti modi di rappresentarla. La pretesa trasparenza dei nuovi media, molto spesso enfatizzata e utilizzata per fini ideologici o in perfetta malafede, agli occhi di Masterman costituisce dunque il princi- pale obiettivo polemico o il punto di Archi- mede su cui fare leva non solo o non tanto per rinnovare pratiche e metodi didattici al- trimenti condannati ad una rapida quanto fatale e pericolosa obsolescenza, ma per sollecitare nei soggetti dell’educazione la facoltà di giudizio necessaria a garantire l’accesso alla realtà che i media non riesco- no a rappresentare. Tuttavia il concetto di realtà su cui si fon- da la Media education somiglia per molti versi al noumeno kantiano. A fronte del tentativo di garantirne l’ac- cessibilità, esso figura come presupposto intangibile o come termine limite di un per- corso che inizia dalla rappresentazione per condurre verso il rappresentato. Tra i due termini del percorso, ovviamen- te, si colloca il soggetto da educare, sogget- to che somiglia all’«Io penso» kantiano, presupposto non meno intangibile del pre- cedente. Rischi imprevisti o imprevedibili La domanda, allora, sorge spontanea: di quale realtà si parla? E ancora: chi è il sog- getto dell’educazione? Se l’atto educativo si risolvesse interamen- te nelle tecniche e nelle strategie destinate a rafforzarne l’efficacia, non solo quella doman- da, ma l’intero corpo di domande a partire dalle quali si giustifica e si istituisce il sapere pedagogico non avrebbe alcun senso. E in fin dei conti sarebbe del tutto super- fluo discutere di pedagogia, considerato che la parola ultima o i termini risolutivi non possono che essere sempre e comun- que di natura tecnico-strategica o tecnolo- gica (nella migliore delle ipotesi). Ciò nondimeno, l’educazione ai-con-per i Media si regge su quei due presupposti in- tangibili o impensati; presupposti che il pro- gresso del mondo digitale, in linea con le istanze dis-umanizzanti della scienza gali- leana, rende quanto mai nebulosi e fragili, se non addirittura inconsistenti, equivoci e superflui. All’interno del «villaggio globale», inteso nel senso indicato da McLuhan, cioè come «luogo non-luogo di incontro virtuale», in- fatti la realtà e il soggetto non sono più ter- mini significanti o costitutivi. Essi sono o diventano immagini mutevo- li, corpi smaterializzati, senza peso né om- bra, pure connessioni di idee o flussi di in- formazione che viaggiano alla velocità della luce, in un tempo assoluto, colmando le di- stanze e le fratture dalle quali dipende in larga misura la realtà, l’altra realtà, ossia quella che i media pretendono di rappre- sentare e che rappresentano, certamente, (4) S ANT ’A URELIO A GOSTINO , De Magistro , a cura di M. C ASSOTTI , Brescia, La Scuola, 1986, pp. 33-36.
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