Gennaio-Febbraio-2012
32 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 ma per togliere da essa il non-rappresenta- bile, l’intreccio discontinuo di relazioni sog- gettive e personali che conferiscono alla re- altà e al «vissuto» ( Erlebnis ) il carattere uni- co e irripetibile sottointeso ed evocato dalle nozioni tomistiche di materia signata e di individuum . Di conseguenza, ciò che chiamiamo «re- altà virtuale» - osserva il sociologo francese Jean Baudrillard – si è sostituito alla «real- tà» (5). Come se non bastasse, nella misura in cui tutto è il risultato di varie operazioni, anche «cose» che nella realtà precedente si opponevano l’una all’altra, nella «realtà vir- tuale» sono conciliabili e non oppongono più resistenza, quasi fossero prive di una collocazione propria o assorbite totalmente nel flusso che traduce il loro significato in una serie indeterminata di simulacri possi- bili e perciò, almeno in senso virtuale, già realizzati. Il «luogo non-luogo» della comunicazio- ne globale, insomma, è il luogo in cui il sog- getto diventa rappresentazione di se stesso ( avatar ), mentre la realtà, modellata dai flussi, si trasforma in iperrealtà , termine con cui Jean Baudrillard indica la totale im- mersione dell’uomo contemporaneo in un mondo di stimoli sensoriali cognitivi e affet- tivi che non rimandano ad altro che alla lo- ro mera rappresentazione. Pro-vocazione conclusiva Lo scenario sopra delineato, come è faci- le intuire, rende la valutazione dei rischi connessi all’uso dei nuovi media molto più complessa e laboriosa di quanto sia legitti- mo supporre o sperare. Si tratta infatti di rischi inediti, forse più immaginari che effettivi, comunque non an- cora o non del tutto decifrabili, perciò oltre- modo insidiosi e capaci di generare diffi- denza o chiusura, disorientamento o resi- stenze più o meno inconsce, facili entusia- smi o cocenti delusioni, insomma una gam- ma di atteggiamenti mentali e culturali tan- to vasta quanto discutibile. Non per nulla, accanto agli «integrati» della «multimedialità a scuola», si direbbe persino in rapporto speculare con questi, la «schiera dei diffidenti», a torto o a ragione, cresce di anno in anno, mentre le letture eccentriche proposte da studiosi e da esperti di diversi campi del sapere, al di là della comprensibile ostilità ai mutamenti o delle reazioni di fuga dettate da eccesso di prudenza, se da un lato sembrano calcare le orme degli «apocalittici», dall’altro rivelano una pluralità di piani di analisi e di prospet- tive irriducibili al noto o ad una base comu- ne di conoscenze e di esperienze già codifi- cate e condivise. Dinnanzi ad uno scenario del genere, la scuola potrebbe assolvere con dignità il compito che Platone assegnava a Thamus nel celebre passo del Fedro in cui si discute sulla convenienza della scrittura. Come Thamus , essa potrebbe giudicare «quale danno o quale vantaggio» ricevono coloro che adoperano le arti inventate dagli eredi di Theuth , il dio egizio inventore del cal- colo, della geometria, dell’astronomia, del gioco del tavoliere e dei dadi e - last but not least - della scrittura, che Theuth presenta a Thamus affinché questi possa giudicarla. La scuola di oggi, in virtù dell’autonomia di cui gode, indubbiamente potrebbe assol- vere quel compito. Quanto meno si può sperare che trovi la motivazione sufficiente e le energie neces- sarie per affrontarlo. Si tratta solo di capire se gli eredi di Theuth sono ancora disponibili a sottoporre al giudizio altrui le loro ultime invenzioni. (5) In http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/b/baudrillard.htm. Dello stesso autore, vedi: Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà? , Cortina Raffaello, Milano, 1996.
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=