Gennaio-Febbraio-2012
28 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 Si dirà forse che i personaggi di fantasia hanno poca dimestichezza con la realtà e che comunque siamo in altri tempi. Vero. Tuttavia mi pare, per certi versi, che Franzò sia il prototipo culturale ed educativo di ciò che il «maestro» dovrebbe rappresentare, non solo per l’alunno, ma anche per la so- cietà nel suo complesso. Nel senso che tanti comportamenti alla fine possono essere ri- conducibili all’esempio dell’educatore, oltre che alle sue parole. E Sciascia questo lo sa- peva bene, vista la sua vera formazione pro- fessionale, quella di maestro, tanto da crea- re proprio il personaggio del vecchio docen- te che, con le sue domande, di maieutica socratica, guida il poliziotto-discente a sve- lare il mistero. Per questo penso che la funzione docen- te debba necessariamente recuperare in- nanzitutto il suo valore e il suo peso cultu- rale, nel senso proprio della sapienza, della conoscenza e quello più pregante dei conte- nuti. È vero che la didattica, il modo cioè di insegnare, ha valore strategico, ma se essa non è supportata dalla conoscenza vera e tangibile di una solida cultura, qualunque insegnamento farà acqua. E il risultato di tanta mancanza di curiosità culturale, di spi- rito critico e di ricerca è per certi versi visi- bile nella percentuale scarsissima di libri e giornali che si comprano nel nostro Paese e di cui la scuola è lo specchio. Penso fra l’altro che la cosiddetta «edu- cazione alla legalità» sia da ricercarsi, più che nelle pletoriche conferenze affidate a magistrati o a forze dell’ordine, nella rispo- sta che uno dei più illustri intellettuali italia- ni diede a un docente che gli chiedeva ap- punto: che fare per i giovani? «I classici, col- lega! I classici!» E per «classici» l’interlocu- tore del docente intendeva le espressioni più nobili dell’uomo, come la musica, la poesia, la filosofia, l’arte. Lì sta la legalità: nella conoscenza del pensiero di chi ha trac- ciato la «commozione» dell’uomo, ne ha se- dotto le suggestioni, gli ha indicato le orme di una creazione ben più ampia. Diceva Piero Citati che per molti alunni, soprattutto delle classi sociali più maltratta- te, la scuola è l’unica occasione, non per co- noscere asfittiche regole matematiche o grammaticali, ma per sentire parlare alme- no di Dante, di Petrarca, di Goethe. E allora su questo bisognerebbe puntare e su tutte quelle arti che nella scuola hanno poco con- vissuto. Quale esperienza notevole sareb- be, da una scuola professionale ad un liceo, dedicare alcune ore settimanali all’ascolto di Mozart o Wagner o Verdi; introdurre i ra- gazzi alla scoperta della drammaturgia sce- spiriana o a quella di Lope de Vega o Brecht? Qualunque cosa il Ministero dunque possa ideare, qualsiasi strategia possa in- ventare per migliorare la qualità dell’inse- gnamento, alla base di questa architettura è imprescindibile quella «sapienza» che ci ha restituito un prof. Franzò: illuminista e illu- minato, consapevole del suo ruolo nella so- cietà e di quello delle altre istituzioni, inda- gatore dell’animo umano e interprete delle sue mille varianti. Per educare alla legalità, per educare alla conoscenza, e quindi alla lettura anche del semplice quotidiano, è in- dispensabile che sia il maestro innanzitutto «specchio» di tutto questo, sia lui «esem- pio» di vita improntata al «rigore» morale e al rispetto intransigente delle Istituzioni, quando esse sono ispirate alla democrazia e alla libertà. Si possono immettere sul mercato della scuola nuovi e più accattivanti «cicli», si possono introdurre aule multimediali e mil- le laboratori, si possono fare cento speri- mentazioni, ma la scuola ruoterà sempre attorno al docente che, se non conosce il dato reale nelle sue cento sfaccettature, non potrà mai capire e intervenire per cu- rare e migliorare, ma soprattutto per spin- gere a cercare la conoscenza che consenti- va a Socrate di sapere, almeno, di «nulla sapere».
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