Gennaio-Febbraio-2012

27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 M AESTRO DI SCIENZA E DI SAPIENZA D i fronte alle tante piccole e grandi lotte che stanno scoppiando da qual- che anno a questa parte tra gruppi di docenti di ruolo (tra ammessi e non am- messi ai due concorsi a dirigente scolastico: 2004 e 2011) e no (precari in Gae ed esclusi, inseriti a pettine e in coda ecc.) e che stan- no scuotendo la scuola italiana (a parte le invettive di Brunetta & Co. contro i profes- sori che sarebbero tutti ne- ghittosi e fannulloni), mi è tornata in mente la nobile figura del prof. Carmelo Franzò, descritta tra le pagi- ne dell’ultimo romanzo di Leonardo Sciascia: Una sto- ria semplice . Voglio ricordare il perso- naggio sia per la sua profon- da sapienza e sia, ma so- prattutto, per il rigore mora- le con cui affrontò il caso dell’omicidio del suo vec- chio amico, rivelando doti morali ed esistenziali che mi hanno fatto riflettere sul ruolo e la funzione che l’educatore dovrebbe avere nell’attuale scuola italiana. E su questa considerazione mi sono posto delle doman- de: come sarebbe il livello culturale dei no- stri alunni se tutti i docenti fossero come questo professor Franzò? E se tutto il corpo docente avesse una così netta consapevolez- za della funzione che la cultura ha nella vita di ogni giorno, avremmo tanta accanita ba- lordaggine per le strade e tanta diffusione di bullismo, ignoranza, strafottenza, cafonaggi- ne, inciviltà, sciatteria, volgarità? Ma un altro pensiero e un’altra domanda mi è passata per la mente: come si sarebbe comportato il nostro personaggio della fan- tasia sciasciana nella scuola del 2011, per- vasa dall’autonomia amministrativa e didat- tica, protesa verso i dettami imperiosi del neo preside-sceriffo, immersa nel mare ma- gno della cosiddetta riforma epocale della Gelmini? Cosa avrebbe fatto il severo prof. Franzò in una scuola nella quale passano, in forma di progetti Pon e Por, tanti mi- lioni di euro sotto il naso dei docenti, senza che mol- tissimi ne abbiano la mini- ma percezione o l’idea stessa della loro finalità educativa? Si sarebbe fatto eleggere per una carica di dirigenza per gestire «impi- dugli» burocratici e somme e voucher per gite (e non viaggi di istruzione) scola- stiche e per corsi post-di- ploma e funzioni obiettivo? E come avrebbe gestito gli esami di stato di fronte a raccomandazioni visibili o ad un compito evidentemente co- piato? E si sarebbe presentato a un concor- so a dirigente dove fosse previsto di anneri- re pallini e mandare a memoria quiz sba- gliati dopo avere assiepato decine di docen- ti nelle aule nella lunga attesa dei foglietti ministeriali? E ancora: quale strategia avrebbe usato per garantirsi la cattedra se questa fosse traballante, poniamo, a causa di poche iscrizioni o per l’inefficienza del preside o per i tagli governativi? Pasquale Almirante, Giornalista

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