Gennaio-Febbraio-2012
24 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 costruzione e nella manutenzione (5) di in- frastrutture (strade, ferrovie, acquedotti, reti elettriche, reti informatiche, ecc.). Na- turalmente la riduzione degli investimenti aumenta il numero dei disoccupati. Come si vede entrambe le misure per at- tuare il rigore deprimono l’economia anzi- ché sostenerla. D’altro lato una crescita economica che sia compatibile con il rigore (6) richiede una serie di interventi dei quali quasi nessuno parla perché sono inapplicabili nei Paesi de- mocratici , nei quali i cittadini-elettori, digiu- ni dei fondamentali princìpi dell’economia politica, ignorano i vincoli oggettivi imposti dalla globalizzazione e restano vittime del- l’ingannevole propaganda di quei politici, di quei sindacalisti e di quei commentatori i quali, fidando appunto su questa ignoranza, propongono soluzioni puramente verbali ai problemi , apparentemente efficaci ed eque ma che in realtà implicherebbero conse- guenze negative, non volute ma inevitabili (e quindi accuratamente taciute); i governi che cercassero di implementarle provoche- rebbero la fuga dei capitali e la distruzione dell’economia. (Una estesa descrizione del- la globalizzazione e delle sue conseguenze si trova su internet nel lavoro citato nella nota 1, capitolo I, paragrafi 1, 2, 3). Il ruolo decisivo della Germania Nel dicembre 2011 la Germania ha pre- sentato un piano di riforma dei trattati euro- pei eccezionalmente severo , finalizzato ad imporre a tutti i Paesi aderenti all’area euro, in tempi relativamente brevi, l’azzeramento del deficit del bilancio annuale e la progressi- va riduzione del debito complessivo entro il limite del 60 per cento del Pil, stabilito nel 1993 dal trattato di Maastricht (il trattato co- stitutivo dell’Unione monetaria). Soltanto se questo impegno sarà accettato la Banca cen- trale europea verrà autorizzata ad assumere il ruolo di «prestatore di ultima istanza», e interverrà sui mercati ogni volta che sarà ne- cessario acquistare i titoli dei Paesi a rischio per evitare un eccessivo rialzo dei tassi di in- teresse. La Bce trarrebbe i fondi necessari dallo speciale Fondo salva Stati, finanziato da tutti i Paesi dell’Unione monetaria (ma so- prattutto dalla Germania), oppure dall’emis- sione di «obbligazioni europee», garantite congiuntamente dai suddetti Paesi (ma so- prattutto ancora una volta dalla Germania). È vero che gli elettori tedeschi non si rendono conto che il possibile fallimento dell’Unione monetaria costerebbe caro alla Germania perché crollerebbero immediata- mente le sue esportazioni verso i Paesi dell’Unione; questi tornerebbero alle valute nazionali, con la possibilità di svalutarle per favorire le esportazioni e contemporanea- mente ridurre le importazioni (7). Quindi per i produttori tedeschi i cinque Piigs non devono fallire, e ciò spiega le pretese di ri- gore della Germania prima di impegnarsi nel loro salvataggio, ma nello stesso tempo la loro fragilità finanziaria è utile ai tede- schi, perché serve a mantenere relativa- mente basso il valore dell’euro, facilitando le loro esportazioni (8). Si deve anche ricor- dare che ormai i principali mercati della (5) La riduzione della manutenzione delle infrastrutture, oltre ad aumentare il disagio o i costi per i cittadini, in alcuni casi compromette anche la loro sicurezza. (6) La crescita è indispensabile; senza di essa a nulla servirebbe ridurre il deficit e il debito complessivo perché la disoccu- pazione continuerebbe ad aumentare. (7) La svalutazione della moneta di un Paese, cioè la diminuzione del suo valore rispetto a quello delle altre monete, ha due conseguenze; le merci e i servizi che il Paese esporta costano meno agli acquirenti stranieri; le merci e i servizi che il Paese importa costano di più agli acquirenti nazionali. Quindi si esporta di più e si importa di meno; la svalutazione stimola l’economia e crea occupazione, ma sostanzialmente impoverisce il Paese che vi ricorre , perché, per riuscire a vendere, si svaluta il proprio lavoro praticando uno sconto agli stranieri, e contemporaneamente ci si rassegna a pagare di più ciò che si deve importare. (8) Senza la fragilità dei Piigs l’euro si sarebbe rivalutato, frenando le esportazioni della Germania insieme a quelle di tutti gli altri Paesi europei.
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