Gennaio-Febbraio-2012
23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 ducia nei titoli di Stato dei Paesi europei (fi- ducia accompagnata da più ragionevoli tas- si di interesse). I dubbi sulla possibilità di evitare il falli- mento completo sono rafforzati dal fatto che tutti i partiti greci, in vista delle ele- zioni politiche che dovrebbero tenersi in aprile, si dichiarano fieramente contrari ai sacrifici imposti dall’Europa per concedere il prestito, e annunciano la loro intenzione di ottenere la revisione delle misure di au- sterità accettate dall’attuale governo. La diffidenza degli europei è ulteriormente rafforzata dal fatto che la Grecia ha disat- teso buona parte degli impegni di risana- mento del bilancio assunti due anni fa, quando aveva ricevuto un primo prestito di 110 milioni di euro. La contraddizione tra rigore e crescita È unanime convinzione dei commentato- ri economici che il ripristino della fiducia ri- chiederebbe dai Paesi a rischio l’adozione di due pacchetti di misure, finalizzate le une al rigore nella gestione dei conti pubblici e le altre alla crescita economica. - Rigore nella gestione dei conti pubblici: significa azzeramento del deficit annuale del bilancio dello Stato : ogni anno ciascun governo dovrebbe spendere complessiva- mente meno di quanto incassa, destinando la differenza alla riduzione del debito totale (e quindi della somma che ogni anno deve pagare per interessi); - promozione della crescita dell’econo- mia, unico mezzo per creare occupazione . Vedremo che il dramma dell’Europa (e di qualunque Paese che sia colpito da una crisi economica) sta nel fatto che queste due esigenze -rigore di bilancio e crescita economica- nell’immediato sono tra loro in contraddizione: le misure necessarie al- la riduzione del deficit annuale deprimo- no l’economia anziché promuoverne la crescita, mentre questa, per avviarsi, esi- ge l’abbandono del rigore e l’aumento della spesa dello Stato, che vivacizza l’eco- nomia ma aggrava il deficit pubblico. Sen- za una rigorosa gestione dei conti pubbli- ci, i capitali nazionali e internazionali non investono in un Paese del quale temono il fallimento; d’altra parte sono contempo- raneamente indispensabili misure di sti- molo alla crescita economica, perché il ri- gore, da solo, deprimendo l’economia ri- duce il prelievo fiscale e quindi aggrava il bilancio pubblico, mentre cresce la disoc- cupazione. Sono due le misure efficaci per ridurre il deficit in modo permanente : l’aumento del- la pressione fiscale e il taglio della spesa pubblica (4). 1. Aumento della pressione fiscale : ridu- cendo la quantità di denaro a disposizione dei cittadini, li costringe a ridurre gli acqui- sti; inoltre, riducendo gli utili delle imprese, le costringe ad aumentare i prezzi, e in tal modo si riducono le esportazioni (perché i prodotti e i servizi nazionali vengono a co- stare di più agli acquirenti stranieri) e inve- ce aumentano le importazioni (perché i prodotti e i servizi esteri vengono a costare meno di quelli nazionali). 2. Taglio della spesa pubblica : può indi- rizzarsi ad uno o più settori del bilancio: - riduzione del salario e del numero dei dipendenti pubblici; - riduzione delle prestazioni dello Stato sociale (pensioni, sanità, sussidi ai disoccu- pati, aiuti alle famiglie e agli individui a bas- so reddito, ecc.); - riduzione degli investimenti pubblici nella ricerca scientifica, nella scuola, nella (4) Naturalmente il deficit annuale e il debito complessivo si riducono anche mediante la vendita di parti del patrimonio pubblico (immobili e partecipazioni azionarie) ma si tratta di misure «una tantum», non replicabili, che non toccano la struttura del bilancio annuale.
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