Gennaio-Febbraio-2012

22 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 imprese e alle famiglie, e ciò costituisce un freno allo sviluppo dell’economia. Tra i grandi Paesi europei, solo la Germa- nia ha goduto, finora, di maggiore fiducia, ed infatti il governo tedesco ha potuto an- cora indebitarsi emettendo titoli con un in- teresse di circa il due per cento; invece, ad esempio, attualmente l’Italia e la Spagna devono pagare tassi di interesse (3) molto elevati che, se non si ridurranno entro bre- ve tempo grazie al ripristino della fiducia nella loro solvibilità, aggraverebbero le diffi- coltà di bilancio dei due Paesi. Hanno inizia- to a manifestarsi dubbi anche sull’affidabili- tà della Francia e di altri piccoli Stati euro- pei che fino a qualche mese fa erano rite- nuti privi di rischio per gli investitori, come la Germania, e anche su quest’ultima si av- vertono incertezze: un’asta all’inizio del di- cembre 2011 non era riuscita a piazzare la quantità desiderata di titoli a basso tasso di interesse, e sta crescendo il numero degli analisti che ritengono che anche i titoli del debito tedesco non possano più essere con- siderati un investimento del tutto sicuro. Perché è venuta meno la fiducia nell’Eu- ropa? La risposta sta nella differenza esi- stente fra i poteri delle autorità politiche europee e quelli di un governo nazionale. Se in un Paese qualsiasi il governo di una regione attraversa una crisi finanziaria (co- munque originata), il ministro del Tesoro autorizza la Banca centrale ad aiutarlo a su- perare le difficoltà, essendo evidente che risolvere le crisi locali è nell’interesse del- l’intero Paese; oppure se una banca è in cattive acque (per qualsiasi motivo), la Ban- ca centrale la finanzia impedendone il falli- mento, evitando perdite ai depositanti e impedendo il diffondersi del panico anche tra i clienti delle altre banche; insomma in qualsiasi Paese la Banca centrale esercita la funzione di «prestatore di ultima istanza», cioè di garante per i debiti di tutte le sue regioni. Invece in Europa non esiste un de- cisore centrale, e la Banca centrale euro- pea non è autorizzata a fungere da «pre- statore di ultima istanza» : nessuno assicura che, ad esempio, se l’Italia non fosse in gra- do di rimborsare alla scadenza i suoi Bot, Cct, Btp, questi verrebbero comunque rim- borsati dal garante europeo. Ciò accade perché nell’Unione monetaria, fin dalla sua origine, è sempre esistito un clima di reci- proca diffidenza che ha finora impedito il costituirsi di una autorità centrale dotata di effettivo potere e sottratta al mercanteg- giamento tra gli interessi dei singoli Paesi. Quelli più ricchi (ma conta soprattutto la Germania) non vogliono dover pagare per le spese eccessive degli altri , ed è per que- sto motivo che la crisi della Grecia non è stata affrontata -come sarebbe stato larga- mente possibile- con tempestività ed effi- cacia: sarebbe stato necessario che l’Euro- pa garantisse a tutti i possessori di titoli di Stato greci il regolare pagamento degli in- teressi e il rimborso alla scadenza. Mancan- do questa garanzia, gli investitori hanno ini- ziato a disfarsi di una parte dei titoli di Sta- to dei Paesi considerati maggiormente a ri- schio fallimento: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (i cosiddetti Piigs). La diffi- denza è stata rafforzata dalla decisione del- le autorità europee, presa il 20 febbraio 2012, di accollare anche agli investitori non statali una perdita del 53,5 per cento sul valore dei titoli greci. Questo «taglio» del valore dei titoli si accompagna alla conces- sione alla Grecia di un ingente prestito (130 milioni di euro) che dovrebbe evitarne il fallimento totale, ma a questo punto che la Grecia fallisca al 50 o al 100 per cento di- venta poco rilevante, perché ci vorrà co- munque molto tempo prima che nei mer- cati finanziari possa rinascere un po’ di fi- (3) Variabili a seconda della durata dei titoli.

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