Gennaio-Febbraio-2012
21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 C RISI ECONOMICA DELL ’E UROPA : CONSEGUENZE PER L ’I TALIA L a crisi dell’Europa va inquadrata nella crisi mondiale iniziata nel 2008, de- scritta su «La Scuola e l’Uomo» nei nu- meri 3-4/2009 (pagg. 47-52) e 9-10/2011 (pagg. 23-27). Perché la fiducia nell’Europa si è dileguata Nel secondo semestre del 2011 si è con- solidato un recente orientamento dei mer- cati finanziari di tutto il mondo, i quali han- no perso la fiducia (1) nella capacità dei Pae- si dell’eurozona (2) di stimolare la crescita economica senza accrescere il disavanzo an- nuale dei conti dello Stato (e quindi l’am- montare totale del debito pubblico). Questa incapacità è dovuta al fatto che le misure necessarie per attirare capitali e attivare nuovi investimenti, favorendo la crescita e l’occupazione, implicherebbero soprattutto una consistente riduzione della pressione fi- scale complessiva sul reddito delle imprese, che potrebbe essere compensata soltanto da una drastica riduzione della spesa pubbli- ca e quindi del tenore di vita dei cittadini . Poiché le istituzioni finanziarie europee ap- paiono tentennanti nell’affrontare la crisi fi- nanziaria della Grecia, i mercati percepisco- no un aumento del rischio che i titoli del de- bito pubblico di numerosi Paesi non vengano rimborsati alla scadenza o lo siano solo in parte (si teme cioè il fallimento totale o par- ziale degli Stati), e di conseguenza in tutto il mondo gli operatori, che per anni hanno ac- quistato titoli di Stato in euro ritenendoli un investimento sicuro, stanno alleggerendo le loro posizioni in questi titoli. (Ad esempio i grandi fondi di investimento americani, che nel 2010 detenevano circa un terzo del loro patrimonio in titoli dell’eurozona, a fine set- tembre 2011 avevano ridotto la loro posizio- ne al 19 per cento). Due sono le conseguenze di queste ven- dite: - i nuovi titoli che i governi devono emet- tere per poter rimborsare quelli che ogni mese giungono a scadenza, per trovare ac- quirenti devono offrire tassi di interesse crescenti, tanto più elevati quanto più pro- babile appare il fallimento del Paese che li emette; - i vecchi titoli in circolazione, che paga- no tassi di interesse più bassi, ovviamente perdono valore per consentire a chi li acqui- sta di godere dello stesso interesse più ele- vato assicurato dai titoli di nuova emissio- ne. La perdita di valore dell’enorme massa dei vecchi titoli si trasferisce nei bilanci del- le banche, delle compagnie di assicurazio- ne, dei fondi di investimento, dei fondi pen- sione e di tutte le istituzioni finanziarie che li avevano acquistati. Questo fatto è di par- ticolare gravità per le banche, perché la sva- lutazione di una parte dei titoli che deten- gono le costringe, insieme ad altri fattori che esamineremo, a ridurre i prestiti alle Federico Matteoda, Collaboratore dell'UCIIM in corsi di economia rivolti a docenti e studenti (1) Perdita di fiducia sanzionata anche dalle agenzie di rating, che a metà gennaio 2012 hanno declassato la maggior parte degli Stati europei. Sul discusso ruolo delle agenzie di rating si veda su internet www.uciimtorino.it > scuola on line > glo- balizzazione, no global, ecc., capitolo XV, paragrafo 59.2. (2) I 17 Paesi europei nei quali l’euro ha sostituito le monete nazionali.
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