Gennaio-Febbraio-2012
25 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 Germania, più dell’Europa sono la Cina, l’In- dia e il Brasile. In assenza di una convinta accettazione e messa in opera del piano tedesco (che impli- ca per tutti gli europei la riduzione della spe- sa pubblica e quindi del tenore di vita: bloc- co o riduzione dei salari e delle pensioni, ri- duzione di tutte le altre prestazioni dello Sta- to sociale, ecc.) (9), qualunque aiuto ai Paesi in difficoltà non farebbe che ritardare il loro fallimento. Quindi il piano non sfugge all’ac- cennata contraddizione tra il rigore che im- pone e la crescita che è altrettanto necessa- ria, ed è su questa contraddizione che in Eu- ropa è in corso un vivace dibattito. Attirare capitali privati per creare nuovi in- vestimenti e far crescere l’occupazione Se si vogliono evitare i silenzi, le bugie e le soluzioni soltanto verbali, si deve tenere fermo un fondamentale assunto, oggettivo e non aggirabile: La crescita economica di un Paese avvie- ne soltanto se il governo crea condizioni tali da favorire gli investimenti, attirando, dal Paese stesso e dall’estero, i capitali privati disposti a correre il rischio di impresa per realizzare profitti. A tal fine sono indispensabili almeno quat- tro condizioni, due delle quali con un forte impatto negativo sul bilancio dello Stato: - basso prelievo fiscale sugli utili d’im- presa; - la quota di oneri sociali (per pensioni, sanità, ecc.) che attualmente è a carico del datore di lavoro, deve essere assunta dallo Stato; - la giustizia civile deve essere efficiente per consentire un veloce ricupero dei crediti; - la conflittualità sindacale non deve es- sere eccessiva. In assenza di queste condizioni, gli inve- stimenti dall’estero non arrivano e i capita- li nazionali fuggono verso Paesi nei quali sia più facile realizzare profitti . Non tragga in inganno il fatto che in Italia e negli altri Paesi europei continuano ad arrivare capi- tali dall’estero: si tratta di capitali che quasi mai creano nuove attività, e acquistano in- vece imprese già esistenti, ancora capaci di generare utili; naturalmente non solo l’oc- cupazione non cresce ma generalmente si riduce, perché i nuovi imprenditori quasi sempre attuano miglioramenti tecnici e or- ganizzativi finalizzati anche a ridurre il per- sonale per ridurre i costi. La crisi dei sistemi democratici Sintetizzando, l’intero Occidente (10), a partire dal secondo dopoguerra, si è carat- terizzato per un costante miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini : miglio- ramento delle condizioni di lavoro, crescita dei salari e dei benefici dello Stato sociale. Questa tendenza si è definitivamente arre- stata con la globalizzazione, che sta costrin- gendo un numero via via crescente di indu- strie e di imprese di servizi a cessare l’attivi- tà o a spostarsi nel Terzo mondo, causando un costante aumento della disoccupazione (11). La maggior parte dei governi, per non perdere il consenso dei cittadini, ha cercato di rallentare l’inevitabile peggioramento del tenore di vita mediante l’aumento della spe- sa pubblica finanziata con l’aumento del de- bito pubblico. La crisi iniziata nel 2008 non ha fatto che accelerare ciò che sarebbe co- munque accaduto : l’aumento del timore de- (9) Come sta avvenendo in Grecia, tra le violente proteste dei cittadini. (10) Ricordo che quando si parla di Occidente in senso economico, ci si riferisce ai Paesi di antica industrializzazione; Canada, Stati Uniti, Europa occidentale, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Invece l’Occidente in senso culturale non comprende ovviamente il Giappone, mentre ne fanno parte l’intera Europa e l’America latina. (11) Il 23 febbraio 2012 il governatore della Banca centrale europea, l’italiano Mario Draghi, ha affermato che il modello sociale europeo non è più compatibile con l’economia globalizzata .
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