Gennaio-Febbraio-2012
16 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 poranea stabilità, dopo le crisi finanziarie affrontate dai governi Amato e Ciampi. Dunque fu un innovatore istituzionale nel solco dell’assoluta fedeltà alla Costituzione. Detto questo per amore di verità, ag- giungo che ho la fortuna di pensare a Scal- faro non solo come a una grande figura del- la nostra Repubblica, ma anche come a una figura familiare, «forte e dolce» come ha detto sua figlia Marianna, dopo la sua mor- te serena. Ricordo qualche episodio, a co- minciare dall’incontro che avemmo il 3 di- cembre 1997 al Quirinale. Un incontro evocativo, ricco di umanità e di coerenza Era stato lo stesso Presidente, a cui ave- vo inviato i numeri recenti della rivista La Scuola e l’Uomo e la tessera UCIIM come socio onorario, a telefonare in via Crescen- zio per chiedere d’incontrarmi. Mi accolse nello studio, quella sera, do- po una fitta giornata di lavoro, con grande affabilità, condita anche da una spremuta di pompelmo. Si parlò di scuola, di quella di oggi e di quella di ieri, della sua e della mia. Ricordò con venerazione alcuni suoi inse- gnanti e si parlò con affetto di comuni ami- ci, in particolare di Cesarina Checcacci, che aveva ricevuto nel febbraio 1997, con tutto il XIX congresso dell’UCIIM. Parlava con lo stile che abbiamo notato nei suoi messaggi di fine anno: attenzione alle persone e alla verità di ciascuno, sensibilità istituzionale, discrezione e coraggio. È stata una conver- sazione che Habermas definirebbe «libera da dominio», senza fini occulti. Questo pas- sare dalla vita allo Stato, dall’esperienza personale alla politica senza fratture, senza rigidezze e senza confusioni è veramente una cosa notevole, in un paese che ha un’opinione ben diversa dei politici. Gli ho ricordato che, nel novembre del 1954 (io ero fresco di maturità, appena iscritto a filosofia), in occasione di un con- gresso nazionale degli studenti medi di Azione cattolica, in quattrocento studenti ascoltammo in Campidoglio e poi alla Do- mus Pacis, fra i vari relatori, Gesualdo No- sengo, Piersanti Mattarella, Cornelio Fabro, il ministro Giuseppe Ermini e proprio lui, Oscar Luigi Scalfaro, allora giovane sottose- gretario alla Presidenza del Consiglio. Il te- ma era: «Lo studente nella scuola italiana oggi». Eravamo tutti in giacca e cravatta. Gli portai una copia di «Gioventù studente- sca», con foto e sintesi delle relazioni, inti- tolata «Un magnifico congresso». Anche in quei tempi battaglieri, Nosengo e Scalfaro non ci avevano invitati a «conquistare» la scuola, ma a servirla. E questo sulla base di una visione dello studio che era di ricerca e di contemplazione della verità, non di pura ricerca di un posto di lavoro. Il secondo ricordo che abbiamo condivi- so è quello della Conferenza nazionale del Progetto Giovani. Scalfaro ci aveva ricevuti al Quirinale, col ministro Rosa Jervolino, nel febbraio del ‘93: anche questa volta dalla Domus Pacis erano saliti al Colle quattro- cento studenti, non più di Azione cattolica, ma semplicemente italiani. I ragazzi erano seduti per terra, sotto lo sguardo impassibi- le dei Corazzieri: inizialmente titubanti, fu- rono presto conquistati dall’ironia e dalla garbata lezione di educazione civica che il Presidente fece loro per familiarizzarli con i valori della Repubblica. Venivano da tutta Italia, quegli studenti, ed erano stati eletti dai loro compagni, sulla base della recente legge per l’educazione alla salute (1992) e di un apposito decreto, che si era riusciti a varare, nonostante la grave crisi finanziaria. Dissi a Scalfaro che le sue parole di qua- rant’anni prima avevano dato i loro frutti. Rivedere foto ingiallite, ricordare incontri, episodi, discorsi fatti, non serve solo a solle- ticare nostalgie di gioventù, ma anche a confermare che il tempo è galantuomo, co- me diceva mia madre: e che i galantuomini resistono al passar del tempo e non cam-
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