Gennaio-Febbraio-2012
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 forse anche prima, il PPI è stato privato del sostegno della Santa Sede, la quale ha ce- duto all’incanto dell’ uomo della Provviden- za , e il progetto alternativo di Sturzo resta una grande utopia , capace però di ispirare ed alimentare le azioni future. Luigi Sturzo si può considerare tuttavia un moderno profeta della politica, della educazione e della legislazione scolastica, basta ricordare la sua intensa attività nel periodo posteriore al suo rientro in Italia (1946-’59). Egli ritiene ineludibili, per una corretta educazione: la libertà unita alla re- sponsabilità e in nome di esse conduce le sue battaglie instancabilmente attraverso la stampa e, in parlamento, dai banchi del se- nato. Durante i lavori della Costituente, Sturzo discute con competenza e preveg- genza gli articoli 27 e 28 già approvati e di- venuti poi Articoli 33 e 34 della Costituzio- ne, ritenuti frutto di un compromesso poli- tico, che però possono avere un duplice sbocco possibile, o verso «un più deciso monopolio statale» o «verso una meno im- pacciata libertà». Ma, pur preferendo la se- conda soluzione, egli si lascia guidare da una realistica visione storica, secondo cui:«la scuola di Stato in Italia è talmente stabilita nella sua struttura legislativa e bu- rocratica, che sarebbe non solo vano ma sotto certi aspetti anche dannoso cercare di smontarla. Però è necessaria la sua riforma, se si vuole trarne tutti i vantaggi e farla ri- spondere ai bisogni del paese» ( Scritti stori- co-politici in Opera omnia , vol. V., Roma 1984, pp. 213-223). Altro problema cruciale per Sturzo è quel- lo delle scuole cattoliche, su cui egli espone alcuni rilievi critici, che a nostro parere non sono del tutto sorpassati: «I cattolici militan- ti, scrive, dal canto loro dovrebbero rivedere il proprio atteggiamento circa la libertà sco- lastica. La loro cura principale è stata fin ad oggi quella di ottenere per le scuole private quel minimo di favori da non renderle infe- riori legalmente alle scuole di Stato; donde due punti centrali: l’esame di stato e i pareg- giamenti… la libertà che si invoca non deve concepirsi quale somma di concessioni stata- li a vantaggio delle iniziative private, ma de- ve tendere al più largo respiro possibile per tutte le scuole comprese le statali. Quando l’italiano avrà coscienza che non potrà tute- lare la libertà in genere senza la libertà scola- stica estesa ad ogni ordine di scuole, allora noi potremmo dire di essere in vera demo- crazia; attualmente noi brancoliamo fra idea- li democratici e residui fascisti, fra tolleranze totalitarie e aspirazioni demagogiche. Ecco l’aria che si respira» ( Ibidem ). E di questa insanabile dicotomia portia- mo le conseguenze fino ai nostri giorni. «La scuola di stato, nel suo secolo di esistenza, ha preso le tinte del liberalismo della Destra storica , del positivismo materialista della Si- nistra storica , e poi dell’idealismo gentilia- no e fascista, e finalmente dell’arcobaleno post-fascista…» ( Politica di questi anni , cit. p. 224). Sicché ci si fonda sulla proposizio- ne, che è un vero sofisma , secondo cui la scuola di stato sta alla libertà di insegna- mento così come la scuola privata sta alla negazione della libertà di insegnamento; mentre lo Stato esercita un monopolio ideologico e amministrativo, fissando mate- rie, metodi, norme che impone anche alle scuole pareggiate! Questa idea che lo Stato sia tutto e la società debba essere subordi- nata ad esso, deriva da Hegel, Fichte, Marx e Gentile, che Sturzo respinge in nome del suo popolarismo politico e della filosofia neo-sintetica del fratello. Se si legge il cap. 6 del documento conciliare, Gravissimum Educationis , si vede come i principi pedago- gici ed educativi degli Sturzo siano in perfet- ta sintonia, ante litteram , con quel docu- mento. Su questo aspetto Sturzo sostiene che le sue esperienze inglese, olandese, svizzera, belga e americana l’hanno confermato nel- l’idea che solo la libertà può salvare la scuo- la in Italia, dove fin dall’inizio dell’unità si è
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