Gennaio-Febbraio-2012

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 l’atto dell’intuizione. Concepisce l’educazio- ne, frutto di razionalità e libertà, come un processo sintetico che unisce il momento teorico con quello pratico, l’intelligenza e la volontà con lo scopo di favorire l’ordine del- le tendenze della persona. Nel 1929 pubblicò il volume Problemi di filosofia dell’educazione nel quale definisce l’educazione come «il processo rapportuali- stico della vita razionale». L’educazione av- viene in una relazione fra più soggetti che agiscono razionalmente ciascuno con una coscienza propria che va rispettata e stimo- lata nell’apprendimento. Egli sostiene che la vera educazione non è solo quella pedago- gica, che viene impartita ai fanciulli in tene- ra età, ma quella morale. L’educazione è un processo etico che coinvolge educatore ed educando con ruoli specifici e distinti. Egli distingue un’educazione esterna come quella donata da agenti esterni quali i geni- tori da quella interna che scaturisce dalla natura umana come poten- zialità e che chiama autoe- ducazione. La parte dell’edu- cando nel pro- cesso educati- vo è importan- te in quanto egli nel fare proprio ciò che gli viene tra- smesso deve ricreare in sé ciò che di vero è comunicato dalla stessa vita di chi educa. Il fatto che si educhi attraverso i rapporti re- lazioni fa sì che l’educazione sia importante perché influisce in tutta la vita. L’educazione come «attività perenne della società» risen- te dell’influsso dell’ambiente che può esse- re sia interno che esterno al soggetto stesso e che può condizionare sia positivamente che negativamente il processo educativo. Nel libro Problemi di filosofia dell’educa- zione , il vescovo indica come modello il si- stema di don Giovanni Bosco il cui «metodo preventivo», lo qualifica con «l’espressione di metodo dell’azione integrale». L’opera educatrice di don Bosco, considerata come «filosofia dell’educazione in azione» appare agli occhi del vescovo come un’azione «lun- ga, varia, complessa, non esaurita con la sua esistenza, e vivente ancora e prospe- rante e progrediente nella bella attività del- la congregazione da lui fondata». Tale azio- ne sottolinea il vescovo «fu processualità ricca della più intensa attività, […] proces- sualità etica, fu sistematica nelle sublimi in- tuizioni del genio e fu fìnalistica, perché da Dio prese le mosse, Dio ebbe sempre pre- sente, come il vero principio animatore, e a Dio fu rivolta, come al vero fine d’ogni uma- na attività e della stessa vita». Mario Sturzo, dopo il Monitum del S. Uf- fizio del 1931, non si occupò più diretta- mente di filosofia ma di spiritualità. L’inte- resse per l’educazione rimase però sempre vivo. Dal 1936 al 1938 pubblicò a puntate sul mensile diocesano «L’Angelo della fami- glia» L’educazione nelle sue ragioni supre- me , dove l’impegno filosofico veniva risolto nell’esperienza religiosa, tema già prean- nunziato nell’ultimo capitolo di Problemi di filosofia dell’educazione . Per Mario Sturzo l’educazione non è solo tecnica ma anche morale e religiosa ed essa garantisce le ra- gioni supreme ossia le motivazioni che dan- no senso alla vita. Il compito educativo vie- ne letto dal vescovo come conseguenza e ri- sultato di una vera vita interiore resa possi- bile dall’unione con Dio nella preghiera. Alcune delle sue intuizioni teologiche, pa- storali, filosofiche, pedagogiche che allora crearono allarme in ambienti ecclesiastici e tante sofferenze in lui, sono oggi patrimonio comune del pensiero ecclesiale e possono incoraggiare l’azione educativa dei cristiani nel rispondere all’emergenza educativa.

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