Gennaio-Febbraio-2012

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 gesuita piazzese missionario in Cina che si era distinto per la traduzione latina di alcu- ne opere di Confucio. Insegnò egli stesso letteratura e filosofia pubblicando delle di- spense che successivamente furono raccol- te in volumi. Nelle lettere scambiate con il fratello Lui- gi parla con entusiasmo della sua esperien- za di insegnante. Il 18 novembre 1924 gli scrive: «Torno dalla scuola. Che piacere par- lare a numerosa scolaresca, che ascolta pre- mendo il respiro». Il 4 febbraio 1925 gli scri- ve: «Vuoi sapere se fo scuola? Sì ma solo di filosofia. La patita stanchezza non mi fece lasciare che una sola lezione». Il 20 febbraio successivo confessa: «La scuola mi fa bene al corpo e allo spirito. È un’ora di gaudio in- dicibile. Mi giova anche per la rielaborazio- ne del mio pensiero e la correzione di alcu- ne pagine che meritano d’essere meglio esposte». Alcuni giorni dopo il 25 febbraio a proposito della preparazione del volume Il problema della conoscenza. Lezioni di filo- sofia per i Licei , scrive: «Scrivo il mio nuovo libro per le scuole. Però lo scrivo come l’al- tro lasciandomi menare dalle esigenze del mio pensiero. Libri puramente scolastici ora non posso farne, perché io non raccolgo ma rifaccio. Senza ampiezza le innovazioni, le critiche ecc. non verrebbero prese, e non agirebbero né sui nostri né sugli avversari. I puri manuali possono venir meno, desunti dalle trattazioni. Però la mira scolastica mi giova spesso per precisare il pensiero, senza parer pedante, come parrei, se lo facessi senza mire scolastiche». Due giorni dopo scrive: «Se avessi visto come vibrava la mia scolaresca (son circa venti). Immagina ciò che di più convinto e vibrante puoi; aggiun- gi che io ne ho ricevuto vivo riflusso; vibro ancora quasi giovanilmente… È un piacere, sai, far così la scuola. Ci si ringiovanisce». Il 4 marzo ritorna sull’argomento: «La mia scuola di filosofia -ora che sto bene- è mol- to più animata. L’interesse dura e cresce. Spero tra un mese cominciare le lezioni di filosofia morale, sulle dispense. Per me quell’ora -è la prima- è di gaudio vivo». Aveva una visione della scuola come campo di formazione delle persone e di rin- novamento della società. All’inizio dell’anno scolastico ri- volgeva ap- pelli ai soci dell’Azione Cattolica insi- stendo sul- l’importanza dell’educazio- ne e dell’inse- gnamento re- ligioso nelle scuole e chie- deva una pub- blica sotto- scrizione dei capi di fami- glia per atte- stare l’obbligatorietà dell’insegnamento re- ligioso nelle scuole. Nel 1930 proporrà agli altri vescovi di chiedere al governo la sosti- tuzione dei libri di testo contrari al cristia- nesimo. Ebbe viva la vocazione agli studi filosofici tentando di rinnovare la filosofia scolastica con lo scopo di intrattenere un dialogo con la cultura contemporanea. Dal 1915 in poi collaborò con la «Rivista di filosofia neosco- lastica». Nel 1927 dopo aver preso contatti a Parigi con studiosi dell’Istituto Cattolico e a Milano con Gemelli e Olgiati fondò una ri- vista filosofico - letteraria con il titolo di «Ri- vista di Autoformazione», con lo scopo di creare uno strumento divulgativo che si confrontasse con altre autorevole riviste quali «La Tradizione», «Vita e Pensiero» sul terreno del dibattito teologico – filosofico. Il vescovo Mario Sturzo dedicò un’atten- zione particolare alla pedagogia inserita nel suo sistema filosofico che chiamò «neo sin- tetismo». La sua pedagogia neosintetistica si fonda sull’unità di senso e intelletto nel-

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=