Gennaio-Febbraio-2012

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXIX - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2012 chiamò da fuori un buon rettore e dei pro- fessori. Ma quel corpo era tutto incancreni- to! I seminaristi, mal disposti per sé, istigati dai preti, specialmente dai professori licen- ziati, minacciarono da prima, poi si ribella- rono apertamente. Fu allora che monsignor vescovo, chiesto il voto del Capitolo, decre- tò lo scioglimento del seminario. […] monsi- gnor vescovo aveva ragione: il seminario aveva bisogno d’una grande riforma; […] Questo primo atto del governo di monsi- gnor Sturzo gli procurò gravi dispiaceri. […] Monsignor Sturzo però non si scompose: dopo tre anni fu lieto di vedere rialzato il seminario nella disciplina, nello studio, nel- la morale, per le cure sante dei Signori della Missione di San Vincenzo de’ Paoli». In questa occasione pubblicò una lettera pastorale dal titolo Il Seminario nella quale Mons. Sturzo, anticipando lo spirito delle norme per l’ordinamento educativo e disci- plinare dei seminari, emanati nel 1908 dalla Santa Sede, voleva strutturare in modo soli- do la vita del seminario a partire dalla «ra- tio studiorum». Egli scrive: «la scienza pro- pria del sacerdozio è la sacra; quindi le scuole proprie del seminario son quelle del- le scienze sacre. Questo però non esclude la forma naturale del tirocinio; anzi la richie- de. Or il tirocinio per essere completo e ri- spondere al suo fine, deve avere tre stadi: le lettere, le scienze umane, le divine. […] il sacerdozio ha bisogno dell’arte e della scienza come mezzo e come sussidio». A proposito dell’insegnamento della filosofia in vista del sacerdozio scrive che questa di- sciplina richiede un approfondimento spe- ciale «perché le scienze sacre hanno un fon- damento altamente filosofico». Per la for- mazione permanente del clero fondò nella diocesi di Piazza Armerina la Congregazione sacerdotale degli Oblati di Maria, sull’esem- pio di quella voluta da S. Carlo Borromeo, insistendo su una solida formazione cultu- rale unita a una intensa vita interiore per una nuova pastoralità. La sua fu la preoccupazione eminente- mente pastorale di un vescovo che esercita- va la sua funzione docente di educatore della fede sia con la predicazione, i corsi di esercizi spirituali, con le numerose lettere pastorali, sia con le sue poesie e le sue ope- re di carattere filosofico sia con l’insegna- mento filosofico e letterario. In un articolo apparso nel mensile dioce- sano Spigolature nel 1914 scriveva: «La vita dello spirito reclama una seconda generazio- ne che è l’educazione; è la protezione da tut- ti quei bacilli morali che vagano in ogni am- biente e che non aspettano che la condizio- ne favorevole per entrare in virulenza e ca- gionare la malattia morale e la morte». Il ve- scovo vedeva l’educazione come una vera e propria «seconda generazione» e di conse- guenza chi educava era alla stregua dei geni- tori e della fede battesimale della Chiesa, che avevano dato la «prima generazione». Nelle sue lettere pastorali e nelle sue opere di carattere pedagogico egli dava molta importanza alla famiglia come prima palestra di formazione, destinata a lasciare orme incancellabili nella vita di ogni uomo. La pedagogia religiosa di Mario Sturzo lo porta a valorizzare la paternità e la mater- nità concepite come un apostolato. Nel di- cembre del 1936 rivolge una pastorale dal titolo «La Maternità-Apostolato» alle madri cristiane. Una tematica simile affronta in una breve lettera pastorale intitolata» L’apostolato della Paternità» del 30 giugno 1938, pubblicato sul mensile diocesano «L’angelo della famiglia». Egli si rivolge ai padri e alle madri di famiglia chiamandoli «i primi ministri del sacerdozio dell’educa- zione». Egli era cosciente che non bastava il solo compito della famiglia, ma era indispensa- bile che il ruolo di questa venisse adeguata- mente integrato dalla parrocchia e dalla scuola. Istituì a Piazza Armerina una scuola cat- tolica intitolata a «Prospero Intorcetta», un

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