Novembre-Dicembre 2019
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2019 3 E d i t o r i a l e alla media UE, in particolare per quanto riguarda l’istruzione superiore. 2. L’Italia ha il corpo docente e dirigente più anziano dell’UE, ben vengano le nuove immissioni a raccogliere il testimone… 3. Le procedure di selezione e assunzione degli insegnanti sono state modificate ripetutamente nell’ultimo decennio, ma finora non sono riuscite a garantire un’of- ferta stabile di insegnanti qualificati nella stessa istituzione. 4. La percentuale di insegnanti soddisfatti del proprio lavoro è tra le più alte dell’UE, ma solo una piccola percentuale di questi ritiene che sia una professione valorizzata sia per le limitate prospettive di carriera, unite a stipendi relativamente bassi, sia per il progressivo degrado sociale che ha subito lo status di docente. 5. Lo sviluppo professionale continuo è de- finito per legge come un «dovere pro- fessionale» degli insegnanti, ma spesso riscontriamo una risposta inadeguata di formazione da parte dei sistemi educa- tivi. 6. La formazione in servizio deve divenire, invece, per ciascuno di noi una esperien- za professionalizzante, una forma di cura del sé professionale. Buoni insegnanti/dirigenti si diventa pri- ma di tutto attraverso un percorso personale di costruzione della professionalità, che può però essere facilitato se accompagnato da percorsi di formazione che prevedano rac- cordi più stretti tra sapere professionale e sapere scientifico, tra la realtà delle classi e quella delle aule, alla luce di una visione chiara di quale insegnante si vuole per la no- stra scuola. Se tutto questo si cominciasse a realizza- re, le nostre scuole diverrebbero laboratori di sviluppo professionale, opportunità di ri- cerca/azione, costruzione di comunità edu- cante e autoeducante. Cominciamo, allora, noi docenti e diri- genti a costruire e incrementare un forte dinamismo nei confronti del nostro futuro professionale e di quello dei ragazzi che ci affidano. il 17% in Italia (18% media OCSE). In media, in Italia, il 31% dei dirigenti sco- lastici riporta che la qualità dell’istruzione nella propria scuola è frenata da un’inade- guatezza della tecnologia digitale per la di- dattica (25% media OCSE TALIS). Quali riflessioni emergono? Della matematica non parliamo, collocan- dosi i nostri studenti nella media internazio- nale. Certo potremmo fare molto di più per far comprendere il senso di tale disciplina, stimolando con strategie didattiche attive e partecipative le curiosità e le intelligenze dei ragazzi, ma per il momento non appro- fondiamo. Relativamente all’insegnamento lingui- stico nella nostra scuola, dalle medie alle superiori si considerano conseguite le abilità di lettura, comprensione e scrittura di testi; molto di questo lavoro, pertanto, viene la- sciato ai «compiti a casa», fatto che rende sempre più forte il divario tra ragazzi ap- partenenti a contesti socio-culturali diversi. Prendendo atto delle difficoltà che si mani- festano varrebbe la pena di lavorare di più e sistematicamente sulla padronanza di tali abilità di base, non solo nelle ore di italia- no ma di tutte le discipline. La trasversalità di un possesso sicuro della lingua è conditio sine qua non per qualunque forma di cono- scenza e conseguente competenza in ogni ambito. Le scienze hanno uno spazio ristretto nel- la formazione degli studenti italiani, sia per- ché il quadro delle materie che si studiano fin dagli undici anni è troppo frammentario sia per la carenza di laboratori scientifici at- trezzati, didatticamente interattivi e stimo- lanti per i ragazzi. Segnaliamo, inoltre, l’eccessiva fram- mentazione disciplinare e l’eccessiva diffe- renziazione dei percorsi negli indirizzi delle superiori, già dai 14 anni. Forse sarebbe il caso di iniziare a riflettere seriamente sulla riforma dei cicli! Ragionando sul versante docente e diri- gente proponiamo alcuni elementi emersi: 1. Gli investimenti dell’Italia nel settore dell’istruzione sono nettamente inferiori
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