Novembre-Dicembre 2019
Lo Scaf fale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2019 30 Vi ta del l ’Unione fortunata. Tolta la fisiologica contestazione, i nostri giovani non sono ribelli: con educa- tori ed insegnanti si trovano sostanzialmente bene, anche in famiglia stanno volentie- ri. C’è piuttosto da dire che i ruoli si sono in un certo sen- so invertiti: mentre un tempo erano i giovani a scimmiottare gli atteggiamenti degli adulti, adesso sono gli adulti che imi- tano linguaggio, atteggiamenti, abbigliamento dei giovani per posticipare quanto più possibi- le l’invecchiamento, mentre i ragazzi stanno subendo un pro- cesso di adultizzazione. Sono infatti molto responsabilizzati al punto che sono scaricate su loro scelte anche importanti come lo stile di vita, gli interes- si da coltivare, persino la scuola da frequentare. Questa precoce adultizzazione ed erotizzazione visibilissima, ad esempio, nelle movenze, trucchi e look delle bambine, ha contribuito a por- tare la nuova generazione ad uno sviluppo decisamente an- ticipato: in poco tempo il me- narca delle ragazzine è sceso di oltre un anno. Davanti al nuovo, e i giovani lo sono al massimo grado, ha proseguito Annamaria Rondini, è immediato e istintivo nota- re ciò che manca rispetto al passato piuttosto che cogliere quanto si è aggiunto. Così dei ragazzi notiamo facilmente le fragilità, ad esempio una scar- sa autonomia, uno sviluppo af- fettivo ed emozionale che non corrisponde all’età anagrafica, la difficoltà a collegare la parte cognitiva e quella emozionale, una marcata difficoltà di con- centrazione, ma ci sfuggono molte loro risorse: sono, ad esempio, «cittadini del mon- do», si spostano con facilità, non è vero che non sanno nul- la, anzi: sanno moltissime cose. i « baby boomers » ovvero i tardo adulti o giovani anziani. Questo il panorama in cui ci troviamo. Ma anche indipen- dentemente dal panorama, la funzione della presenza dei gio- vani nella società è sempre la stessa: quella di gestire il pas- saggio dallo status di bambino, accudito, dipendente, protet- to… a quello di adulto che ha connotazioni opposte: accuden- te, indipendente, protettivo… E poi fungono da setaccio e cioè vagliano e filtrano ciò che, tra tutto quello che è stato loro detto e dato, merita di essere trattenuto e ciò che va scarta- to. È una funzione essenziale ma anche fortemente distur- bante. Innanzi tutto perché i giovani chiedono continuamen- te agli adulti di render loro conto di ciò che hanno detto o di ciò che fanno pretendendo coerenza nel comportamento, e poi la loro stessa presenza richiama alla realtà del limi- te, perché saranno loro e non gli adulti coloro che prosegui- ranno. Noi genitori, educatori, insegnanti, che li abbiamo cre- sciuti dobbiamo lasciarli andare senza trattenere nulla e questo distacco non è affatto facile. E poi è spiazzante anche se fisio- logico che siano diversi da noi, da quel canone che noi consi- deriamo normale. Un ulteriore motivo per cui i giovani ci risul- tano spesso fastidiosi è che ci sfuggono rappresentando, ma guai se così non fosse, il nuovo e la sfida. Abitano il cambia- mento e la diversità, non riu- sciamo a codificarli, non li com- prendiamo appieno. Ma questa non comprensibilità, come ci ricorda Claudio Magris, anche se ci disturba, è un loro diritto, il diritto «all’opacità». Noi poi, in particolare, non lamentiamoci: la nostra gene- razione di adulti è piuttosto venerdì scorso 25 ottobre 2019 nella conversazione «Genera- zione Z: giovani e giovanissimi - tratti connotativi, fragilità e potenzialità « che ha tenuto su invito di UCIIM - TS con cui è ini- ziato il ciclo dedicato appunto a «I nostri giovani». L’orizzonte del mondo giova- nile è molto complesso, ha subi- to chiarito Annamaria Rondini, non possiamo pensare di attra- versarlo tutto: cercheremo per- tanto di orientarci lungo due in- terrogativi: come siamo arrivati all’attuale generazione e come comunicare efficacemente con i giovani e giovanissimi . Innanzi tutto vanno chiariti i termini, è definita «generazio- ne zeta» quella dei nati dopo il 2000: sono i nativi digitali, sem- pre interconnessi, fortemente dipendenti dalle tecnologie, il cui processo di socializzazione ci lascia perplessi per la loro anche eccessiva frequentazio- ne del virtuale. Li precedono i cosiddetti « millennials » ovvero «generazione y» che compren- de i nati dagli anni Ottanta al Duemila. Sono i «bamboccioni» che hanno chiuso il millennio stazionando a lungo in casa vi- vendo la precarietà della crisi economica. Hanno appreso il digitale nel pieno dell’esplosio- ne della telefonia. Andando a ritroso nel tempo troviamo gli attuali quaranta-cinquantenni avvero la «generazione x», nata negli anni ‘65-’80. Sono quelli che hanno vissuto cambiamen- ti storici decisivi: la caduta del Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e dell’apar- theid, il Vaticano II, il Sessan- totto, ampliando la conoscenza del mondo anche tramite lo studio delle lingue straniere. Non è un caso che appartenga- no a questa generazione-ponte gli ideatori di Internet, Google, Yahoo. I nati ancora prima sono
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