Novembre-Dicembre 2019
Lo Scaf fale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2019 29 Vi ta del l ’Unione PAGLIARE-SPINETOLI Di lei non sappiamo con preci- sione il suo nome, né la sua ter- ra di origine. Sappiamo che ella, nel IV secolo, intraprese un lun- go pellegrinaggio in Terra Santa, di cui narra un suo prezioso dia- rio di viaggio: «Itinerarium». Un nome le venne attribuito nel VII Secolo dal monaco Vale- rio di Bierzo, che in una lettera ai confratelli la chiama «be- atissima Egeria» e la identifi- ca come donna straordinaria, modello di virtù, degna di ogni lode per il suo durissimo pel- legrinaggio condotto sui luoghi biblici. Nei secoli Egeria è dive- nuta l’icona del pellegrinaggio. L’immane fatica del viaggio sembra acuire la sua meravi- glia per i bellissimi paesaggi, la rigogliosa natura di una «valle amenissima», l’incanto di un «frutteto gradevole», lo stupo- re per «una sorgente di acqua molto buona e pura che forma un vero e proprio ruscello» ; quasi fosse in un Eden. Egeria compì il suo pellegri- naggio quasi sempre in solitudi- ne, finché a Seleucia non incon- trò un’altra donna, Marthana, una diaconessa. Le sembrò un miracolo. La sua contentezza esplose nella gioia: «Quale gio- ia per lei e per me quando ci incontrammo!» , scrive. Pellegrinare da soli, pelle- grinare insieme ad altri. Cam- minare in solitudine, cammi- nare in comunità. Il cammino è libertà. Camminare da soli esalta, innalza una singola per- sona libera. Camminare con altri esalta, innalza un’intera umanità libera. Libera singola- rità, libera pluralità. Cammi- nare in comunità è democra- zia in movimento, in mobilità. La mobilità delle genti genera democrazia, la democrazia di- fende la mobilità delle genti. Lo scrive Torqueville, quasi due secoli fa: «In epoche di demo- crazia le estreme fluttuazioni degli uomini e l’impazienza dei loro desideri li tengono perpe- tuamente in mobilità, in modo che gli abitanti di diversi paesi si mescolino, vedano, ascoltino e prendano in prestito l’uno dall’altro» ( Democracy in Ame- rica , New York, 1838). A 10 anni dallo storico pel- legrinaggio Pagliare-Lourdes del 2009, svolto in staffetta podistica da ben 113 viandan- ti, devoti e sportivi, il Gruppo Podistico «AVIS Spinetoli – Pa- gliare», saggiamente capitanati dall’infaticabile Ubaldo Sabba- tini, l’11 agosto ci ha guidato in uno straordinario pellegrinag- gio al Santuario della Madonna dell’Ambro, la «piccola» Lour- des del nostro Piceno. La staf- fetta di marcianti si è snodata tra le colline e i monti dei Si- billini, splendidi ospiti dispersi di orrende vestigia sismiche. Come allora, ha depositato ai piedi della Madonna, da sempre così adorata dai suoi figli pice- ni e non, tutti i valori di quel «camminare insieme» , custo- diti con devozione dopo Paglia- re-Lourdes, trasportati con pas- sione lungo alcune tra le strade più belle del Piceno, affidati con speranza nelle mani di No- stra Signora dell’Ambro, rac- chiusi in una scultura preziosa scolpita dalla devozione. Valori quali sono lo sport che affratel- la; lo stupore edenico per la na- tura, da tutelare e preservare di generazione in generazione, prezioso retaggio; la meraviglia per l’amicizia tra gli amici; la riconoscenza filiale per la pre- ghiera possibile e la conoscenza desiderata; il ringraziamento semplice per il sorriso di inci- tamento donato dalle genti dei luoghi che passano; l’evento per felicitarsi, passando, della quiete e della pace tra le altu- re e le valli; l’occasione di aver cura, ad un tempo, del proprio corpo e del proprio spirito, più di sempre, più che altrove; il percorso, esteriore ed interio- re, per il quale si sta bene con se stessi e si sta bene con gli altri; la felicità di accogliere, di integrare, di includere; l’or- goglio di portare sempre più avanti, fino a consegnare all’a- mico di staffetta, il testimone dei valori in cui si crede ferma- mente. Rileggiamo, ancora oggi, sull’ Osservatore Romano del primo agosto 2010: « Etimolo- gicamente peregrinus indica colui che attraversa i campi o le frontiere. In ogni caso, chi cammina verso una meta, ma capace di cogliere il senso degli eventi, farli diventare propri e comunicarli come vera espe- rienza di vita. Il pellegrinaggio dei nostri giorni, quindi, come esperienza di fede che si fa ca- rico di mantenere viva la me- moria. Coniugando desiderio di preghiera e curiosità intellet- tuale per cogliere la bellezza del creato e quella costruita dalle mani degli uomini.” Noi, come Egeria. Pellegrinare, forse migrare. TRIESTE Da sempre le nuove gene- razioni sono state tacciate da quelle precedenti di imprepa- razione alla vita, mancanza di valori, maleducazione e via di- cendo. La nostra non fa ecce- zione. Non sono considerazioni sba- gliate, anzi: la realtà dei gio- vani e giovanissimi però non si esaurisce di certo qui e di loro si può dare una lettura ben di- versa, cosa che ha fatto, con grande capacità argomentativa e originalità Annamaria Rondini
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