11-12 Novembre-Dicembre 2025

56 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 non è neutrale: porta con sé vantaggi significativi, ma anche costi iniziali, cambiamenti organizzativi e responsabilità nuove. Possiamo sintetizzarne i principali elementi nel quadro seguente: Opportunità Criticità da governare Maggiore riconoscimento pubblico e istituzionale Investimenti iniziali per adeguamento e consulenze Accesso a bandi nazionali, regionali ed europei Necessità di competenze amministrative e contabili Tutela patrimoniale degli amministratori Formazione specialistica degli organi nazionali, regionali e della cabina di regia Informazione e formazione a tutti i soci Possibilità di autonomia territoriale per le Regioni Rischio di resistenze culturali interne Rafforzamento identitario e reputazionale Tempi tecnici per RUNTS, statuti e atti notarili Diversificazione delle forme di finanziamento Revisione dei processi interni e digitalizzazione La presenza simultanea di potenzialità e criticità non è un ostacolo, ma una condizione naturale di ogni processo di crescita adulta. La domanda vera non è se la trasformazione comporti fatica, ma se essa sia necessaria per preservare la nostra identità e rilanciarla con vigore. Una transizione in tre anni: visione, passaggi e responsabilità condivise Se vogliamo che la trasformazione non sia episodica ma strutturale, occorre definire un orizzonte temporale realistico. Una transizione triennale ci permette di garantire continuità, cura formativa dei dirigenti, sostenibilità economica e un tempo sufficiente per accomre dei volontari – pur autorevoli e competenti – a un rischio personale tanto elevato. Assumere la personalità giuridica non è quindi un vezzo amministrativo, ma un atto di tutela nei confronti delle persone e della storia associativa. Con la personalità giuridica: — il patrimonio risponde dell’ente e non degli individui; — l’associazione diventa soggetto riconosciuto, responsabile e protetto; — si apre la possibilità di avviare un percorso di autonomia fiscale e giuridica delle regioni, passaggio indispensabile per accedere a bandi locali, stipulare convenzioni e diventare realmente una rete nazionale. Non introdurre questo passaggio equivarrebbe a congelare l’UCIIM in una forma che non corrisponde più alla complessità di quanto facciamo, né al livello di riconoscimento pubblico che meritiamo. Un cambio di forma che rafforza la missione: dalla verticalità alla comunità territoriale diffusa La trasformazione in ETS comporta anche una revisione del nostro assetto interno. La logica piramidale, che per decenni ha garantito coesione e unità, non risponde più ai bisogni di un’associazione che agisce in territori profondamente diversi tra loro e che necessita di flessibilità, prossimità e capacità di attivare partnership locali. La scelta di una governance più decentrata non significa frammentazione, ma corresponsabilità; non espropria il livello nazionale, ma lo rende garante, accompagnatore e custode dell’identità condivisa. Immaginare un’UCIIM che cresce attorno a un modello federativo significa restituire dignità giuridica, progettuale e finanziaria alle Regioni, senza spezzare il legame associativo, ma rafforzandolo attraverso una rete più solida, capace di intercettare risorse, costruire alleanze locali e contribuire in modo differenziato al progetto comune. La cultura della partecipazione non si dichiara: si struttura. Opportunità e criticità della transizione ETS La trasformazione che stiamo valutando

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