11-12 Novembre-Dicembre 2025

54 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 altrui. I docenti devono diventare protagonisti del proprio sviluppo professionale, superando il modello passivo della formazione subita per abbracciare quello attivo della formazione partecipata. Conclusione: la formazione come spazio di elaborazione culturale e crescita personale La formazione UCIIM non deve inseguire le mode pedagogiche né limitarsi a riprodurre l’esistente. Deve proporsi come autentico spazio di elaborazione culturale, dove i docenti trovano strumenti per comprendere le sfide del presente e affrontarle con consapevolezza critica e speranza educativa. La scommessa è ambiziosa ma necessaria: dimostrare che è possibile coniugare competenza professionale e profondità umana, rigore metodologico e apertura valoriale, efficacia didattica e sensibilità educativa. Che si può essere insegnanti tecnicamente preparati senza ridursi a tecnici dell’istruzione. Che si può abitare la modernità senza subirne passivamente le derive. Una scuola abitata da docenti riflessivi e attenti è una scuola che può ancora essere autentico «luogo» di relazioni significative, spazio dell’incontro educativo dove si gioca una partita decisiva per il futuro delle persone e della società. Programmare la formazione diventa allora molto più che organizzare corsi e rilasciare attestati. Diventa costruire le condizioni perché i docenti possano essere all’altezza di questa responsabilità immensa e bellissima che la società affida loro: educare le nuove generazioni alla pienezza dell’umano, con la consapevolezza riflessiva di chi sa pensare il proprio agire e con la responsabilità etica di chi sa prendersi cura dell’altro. Hanno collaborato ai lavori del Tavolo 5 i seguenti Dirigenti e Docenti: ◇ Brancati Maria ◇ Feleppa Elvira ◇ Pomili Maria Vittoria ◇ Termini Tiziana ◇ Truglia Barbara ◇ De Blasio Gabriella ◇ Girolamo Katia matura prevede fin dall’inizio dispositivi di documentazione, momenti di disseminazione, pubblicazioni che rendano patrimonio comune le conquiste raggiunte. Questo crea un circolo virtuoso dove la formazione genera innovazione, l’innovazione viene documentata, la documentazione alimenta nuova formazione. Dalla trasmissione di metodi alla costruzione di pensiero: rovesciare il paradigma formativo» Uno dei nodi critici più rilevanti nella programmazione della formazione riguarda il metodo stesso di costruzione dell’offerta. Come giustamente evidenziato dal prof. Petracca, fino ad ora la domanda formativa è stata troppo spesso determinata dall’offerta, creando un circolo vizioso di proposte standardizzate che non rispondono ai bisogni reali dei docenti. Corsi calati dall’alto, magari di buona qualità tecnica, ma percepiti come estranei rispetto alle fatiche quotidiane dell’insegnamento. L’UCIIM opera un’inversione radicale di questa logica, costruendo una programmazione che parta dall’ascolto sistematico e strutturato dei bisogni reali. Occorre distinguere tra bisogni superficiali, spesso indotti dalle mode pedagogiche del momento, e bisogni profondi che toccano il senso stesso della professione docente. I bisogni formativi si articolano su dimensioni diverse. C’è una dimensione disciplinare, che risponde all’esigenza di aggiornamento nei contenuti. C’è una dimensione pedagogica, che approfondisce i fondamenti delle scienze dell’educazione e l’antropologia personalista. C’è una dimensione didattica, che sviluppa metodologie e strategie. Ma c’è anche, e forse soprattutto, una dimensione metacognitiva ed etica: il bisogno di comprendere se stessi come educatori, di dare senso alla propria azione, di coltivare quella cura riflessiva che è il cuore dell’identità professionale docente. Il coinvolgimento dei docenti stessi nella co-progettazione dei percorsi formativi non è solo una strategia per aumentare la motivazione o l’efficacia. È coerente con una visione che riconosce nel docente un soggetto capace di pensiero critico, non un esecutore di direttive

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