16 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 errore, si vede che gli estensori al Parlamento perché dire competenze non cognitive è quasi una contraddizione interna, però il significato è questo, cioè non può essere soltanto una scuola che istruisce, ma una scuola che educa, perché per trasmettere le competenze basta l’istruzione e questa ci vuole, che sia ben chiaro. Ma per favorire lo sviluppo dei talenti che ciascuno riceve e quindi per esaltare il talento che ogni persona, soprattutto il giovane, porta con sé, ci vuole l’educazione. Questa è la differenza tra istruzione ed educazione. Che l’istruzione è un mettere dentro, mentre l’educazione è un educere, un tirare fuori e quindi entrambi i momenti sono necessari, ma per ragioni che voi conoscete legate alla nostra storia patria non si è mai voluto, per ragioni ideologiche, dire che la scuola ha compiti educativi, solo istruzione. Non per nulla il Ministero si chiama Ministero dell’istruzione, non è casuale. All’epoca della Costituzione, ci fu un ampio dibattito e voi sapete chi votò contro l’espressione educazione nella scuola perché erano i tempi di forte ideologizzazione nel dibattito politico-culturale e quindi si può capire, ma capire non vuol dire giustificare. Ecco la seconda cosa, un’Associazione come l’Uciim, che è potente ed è molto ascoltata perché gode di grande reputazione, forse voi direte non ce l’accorgiamo, ma non è vero. Io che sono di fuori dalla vostra Associazione posso dire che in generale la gente apprezza, sa chi siete, cosa fate e perché lo fa. Allora un’associazione come questa può, soprattutto dopo la legge del febbraio di quest’anno, andarci sopra e dire allora step by step, passo dopo passo, cerchiamo di pensare ad un sentiero di transizione dalla vecchia impostazione, in cui la scuola è chiamata solo a trasmettere competenze che diventeranno obsolete, come abbiamo detto prima, nel giro di poco tempo, ha un luogo propriamente educativo. Lo sapete che chi ha inventato la scuola è stato Aristotele, la scolè; quindi, si tratta di tornare alle origini. La terza cosa che si può fare è quella di immettere nel progetto educativo l’idea secondo cui la libertà, valore fondamentale, possiede tre dimensioni, non solo due, però si parla solo delle due. E perché? Quali sono le tre dimensioni? La prima è la libertà negativa, cioè la liperché è la tecnica che sconfigge le tue malattie, aumenta enormemente le tue capacità di risolvere i problemi ecc... C’è però un progetto alternativo a quello transumanista ed è il progetto neo-umanista, che è stato lanciato in Vaticano da Papa Francesco già diversi anni fa, lui con i suoi collaboratori. Qual è però il problema? Che mentre il progetto transumanista riceve una montagna di risorse, di soldi, che voi neppure vi immaginate, perché i grandi ricchi lo finanziano e anche perché hanno dato vita a una nuova università che è nata nel 2007. Andate a vedere il sito, si chiama University of Singularity, l’università della singolarità. Questa università ha tante di quelle risorse ed è in California e riceve dai super ricchi californiani tutto quello che vuole. Mentre il progetto neo humanista non riesce ad andare avanti perché gli Stati europei non ritengono di dedicare risorse adesso e di investire, ma investire nel senso proprio del termine, risorse sia umane sia finanziarie e materiali di altro tipo su questo. Almeno diciamo ai nostri ragazzi che cos’è il progetto transumanista e raccontiamogli qual è il veleno. Per chiudere su questo voi avrete letto qualche volta il Salmo 136. Per dire la saggezza antica nel Salmo 136 c’è la figura del Gòlem, spiegatela ai vostri ragazzi, vedrete come si divertono. Il Gòlem era una specie di mostro, super uomo che viene creato dagli uomini e che una volta creato li domina. A questo punto la domanda diventa: che cosa si può fare? Una volta capito questo, capite quelli che sono i pericoli che maggiormente interessano chi si dedica con passione come voi al compito che state svolgendo. Di fronte alla constatazione di questo, che cosa si può fare? Primo essere consapevoli e quindi raccontarle queste cose, senza mai obbligare nessuno e senza mai fare violenza. Però intanto aprire gli occhi, non si può continuare a fare litanie circa i meriti dell’intelligenza artificiale che fa questo, fa quest’altro, che si possono anche dire, ma diciamo anche l’altro risvolto. Secondo, bisogna, e il mio amico Andrea Porcarelli lo sa perché glielo ho mandato in un recente scritto, favorire la transizione dalla scuola delle competenze alla scuola dei talenti. Questo è possibile perché una legge del febbraio di quest’anno parla per la prima volta in Italia delle competenze non cognitive. È un po’ lì un
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