17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 vecchio, ricordo ancora due, non troppi, due professori, una della scuola media e uno di quella superiore, che tra i tanti avevano capito parole diverse, mi hanno aiutato esattamente non poco e io li benedirò sempre perché mi hanno fatto capire un po’ in forme varie quello che ho appena detto. Infine, l’ultima cosa che si deve fare è di agire secondo i canali propri che sono a disposizione vostra perché siete una componente della società civile organizzata, per arrivare al livello cosiddetto delle istituzioni, quindi a livello politico, per ottenere l’ascolto di cui loro hanno bisogno. Dovete essere ascoltati, che concretamente vuol dire prendere in seria considerazione il principio di sussidiarietà. Voi dovete dire, noi non veniamo da te Ministro per chiederti questo, quell’altro, ma che discorso è? Questo è avvilente, vogliamo discutere con te e assieme ad altri, che tu vorrai scegliere, di tutto questo in nome del principio di sussidiarietà circolare. Sapendo che la sentenza 131 della Corte Costituzionale del 26 giugno del 2020, cinque anni fa, lo ha sancito, laddove si parla di co-programmazione, cioè dire nel momento in cui bisogna definire gli orientamenti generali, non può essere solo l’ente pubblico che avvalendosi del conforto di alcuni esperti decide, ma lo deve fare assieme, co-programmazione vuol dire assieme. Allora voi tiratele fuori queste cose perché la sentenza c’è già e la sentenza va eseguita; quindi, se voi chiedete un incontro per sedervi al tavolo della co-programmazione, voi citate la sentenza 131 e voglio vedere se poi l’altra parte hanno il coraggio di dire di no, perché possono essere, come voi sapete, denunciati perché la sentenza è vincolante, è come un dispositivo di legge. Ecco in conclusione voglio esprimere a voi tutti la mia grande simpatia perché so come lavorate, la vostra condizione di vita, in quali condizioni lavorate, eccetera e non è accettabile che una società civile vi tratti in maniera poco dignitosa come finora avviene. Il modo che voi avete è quello di alzare il livello di comunicazione e state pur certi che le orecchie di tanti si apriranno e lo sguardo benevole di tanti altri sarà rivolto a voi. Vi do un consiglio, state comunque in gioia perché quando si sta in gioia buona parte dei problemi sono già risolti. Grazie. bertà da, dalla costrizione, dai vincoli di varia natura, tutto ciò che ti impedisce di scegliere. Poi c’è la libertà positiva che è la libertà di, cioè la libertà di poter scegliere. Non basta dire sei libero di scegliere, tu devi essere anche messo nelle condizioni di poter scegliere. Per spiegare la cosa alla gente comune quando vado in giro e dico tu sei libero di andare al supermercato e scegliere i prodotti che più ti interessano, ma quando arrivi alla cassa, se non hai il denaro necessario, ti obbligheranno a restituire perché in quel momento non hai la libertà di poter scegliere quello che hai scelto. Questa è la libertà positiva. Ora, mentre il liberalismo è servito a far accettare a tutti, oggi nelle nostre società del mondo occidentale la libertà negativa perché fino al Settecento non c’era mica la libertà negativa, la libertà da, c’era la servitù, non dimentichiamolo, è ben altro pensate alle donne e così via. Mentre la cosiddetta socialdemocrazia come viene chiamata, è servita a far capire che ci vuole la libertà di e questo va riconosciuto. Qual è l’esempio più importante? Il welfare state. E cos’è il welfare state? Non ve lo siete mai chiesti? Qual è il senso? Quello non solo di dire tu sei libero di curarti, ma di darti la possibilità di curarti, cioè di andare in un ospedale senza sborsare denaro e ottenere la cura necessaria e così via con tanti altri esempi. La libertà di vuol dire dare la possibilità ai bambini fino ad una certa età di andare a scuola senza pagare. Ma prima non era così. Quello che però è ancora deficitario e non è stato fatto è la terza dimensione della libertà, che è la libertà per un telòs. Il telòs è il fine ultimo che dà il senso della vita. Ecco, oggi la scuola deve educare alla libertà per. Quello che deve fare la scuola è dire che c’è una libertà per, che vuol dire per quale fine tu, persona giovane o meno giovane, intendi spendere la tua vita? Qual è il tuo progetto di vita in funzione del quale ti dedichi allo studio, alla fatica, eccetera? E allora voi capite che nel momento in cui si parla della libertà per, ecco che la dimensione propriamente educativa della scuola emerge. Mentre per le prime due bastano le competenze cognitive, per la libertà per, bisogna passare all’educazione e questo, voi capite, è una possibilità concreta. Ho avuto una grande fortuna, sono molto
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