La Scuola e l'Uomo - n. 11-12- Novembre-Dicembre 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2020 18 dilatazione del sapere ? sembrano dettate oggi. È possibile che la nostra scuola non abbia fatto passi avanti in merito? Roberto Maragliano . È possibile perché non li ha voluto fare, quei passi. Ci so- no responsabilità che non sono soltanto concentrate in quella o quell’altra par- te. Siamo un po’ tutti responsabili non di aver trascurato quelle indicazioni quanto di non aver trattato, anche in altro modo, anche con altri linguaggi, i problemi lì sol- levati. Già allora ci furono levate di scu- di. Ognuno, ancora oggi potrà rifarsi agli atti, pubblicati dagli Annali della Pubblica Istruzione (dentro lo Scaffale Maragliano, all’indirizzo https://bit.ly/36G4rZ3) , e che io, in quanto coordinatore, preparai integrando e riproducendo i molti docu- menti scritti ed anche gli interventi orali di «saggi» del calibro di Giovanni Reale, Mario Vegetti, Emanuele Severino, Ersilio Tonini, Tullio De Mauro, Eugenio Scalfari, Giuseppe De Rita, Silvano Tagliagambe, Paul Ginsborg, Paolo Damiani, Maurizio Nichetti, Clotilde Pontecorvo e Luisa Ribolzi ecc. Non solo si fece il vuoto at- torno a quell’evento (eppure le sue ri- sultanze vennero presentate ufficialmen- te al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, e in seguito furono riprese e discusse in un evento dell’Accademia dei Lincei) ma neanche si tentò di argi- nare l’alto tasso di aggressività di cui era za significativa, al di là di quelle relati- ve al grado e alla specificità, nell’impo- stazione delle Indicazioni, Linee Guida, Regolamenti tra i vari gradi di scuola? In quali sono state tenute più presenti le vo- stre raccomandazioni? Roberto Maragliano . Se n’è tenuto conto (altro paradosso) attenuando l’attenzio- ne, che era già poca, sui problemi di fon- do di cui ho detto, preferendo chiudere la cultura scolastica dentro i recinti di una gestione burocratica e formalistica della vita quotidiana della didattica e confinan- do lì dentro i temi stessi dell’innovazione. E questo lo si è visto, anzi lo si sta veden- do bene sul versante dell’approccio alla tecnologia e alla cultura di rete: si ignora, colpevolmente, anzi ci si nasconde il fatto che essa ha messo e sta sempre più met- tendo in discussione l’assetto generale del sapere, quello generale (e non solo scola- stico) ereditato dal passato, e che postula un diverso modo di trattare la democrazia del sapere. Sono dell’idea che pagheremo, anche dolorosamente, gli effetti di questa disattenzione pubblica, da non pochi pre- sentata e vissuta come deliberata scelta critica (penso alla rappresentazione della didattica di rete come non scuola invece che occasione per identificare le questio- ni profonde della progettualità didattica, questioni che accomunano la presenza e la distanza e che non si risolvono, anzi si complicano, difendendo una scuola pur- chessia e tollerando una rete purchessia). 4. Redazione : Queste richieste rivolte dal Ministro Berlinguer alla Commissione: • quali saperi affidare alla scuola, cioè all’insegnamento formale, rispetto ad un contesto sociale che fa un massiccio investimento su efficaci ed ingoverna- ti processi informali e molecolari di acculturazione? • quali «basic» (in termini di conoscenze, competenze, sensibilità) dare a bambi- ni e giovani destinati a vivere dentro una società plurale e instabile, ad un tempo locale e planetaria? • quali ordini di priorità definire, dentro uno spazio antropologico caratterizza- to da una molteplicità di linguaggi e

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