La Scuola e l'Uomo - n. 11-12- Novembre-Dicembre 2020

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2020 19 tro un’ottica di accoglienza e di revisio- ne critica. In seguito, la frattura fra una scuola chiusa in se stessa, aggressiva nei confronti di un mondo rappresentato co- me ostile, e una società aperta (nel bene come nel male) che investiva sempre me- no sulla scuola si è fatta gravissima. Forse insanabile. Chiariamoci, non sto dicendo assurdità. Mi limito soltanto a richiamare il monito di Ivan Illich. Abbiamo contem- poraneamente, oggi, una nemesi medica, una società descolarizzata e la riscoperta della bicicletta. Una coincidenza impres- sionante, a dir poco. 6. Redazione : Questa vostra indicazio- ne sembrerebbe tenuta presente dal Ministero: « 2.3. Si deve sviluppare una nuova moda- lità di organizzazione e stesura dei pro- grammi, che preveda l’indicazione dei traguardi irrinunciabili e una serie suc- cinta di tematiche portanti. É necessario operare un forte alleggerimento dei con- tenuti disciplinari ». Le sembra che sia così solo in linea teorica o ne rileva nelle scuole una reale tradu- zione pratica? Roberto Maragliano . Certo, l’ammini- strazione scolastica non parla più di pro- grammi. Ma la logica dei programmi è pie- namente attiva nella cultura scolastica, nelle proposte dell’editoria, nelle scelte in ambito valutativo. Quando riusciremo a liberarcene, mi chiedo, se nemmeno ora tentiamo di farlo, ora che siamo dentro un avvenimento storico così corposo come la pandemia, e che così direttamente ci im- pone di rivedere alcuni dei più radicati ma allo stesso tempo fragili assunti in fatto di cultura, di scienza, di tecnica, di natura, di società, di esistenza? 7. Redazione : La Commissione aveva indica- to alcune linee di azione al Ministero, per esempio: «2.4. Tutto ciò comporta un forte inve- stimento negli insegnanti: nel gusto per l’insegnamento, nel senso morale, nel piacere che viene dal far conoscere, far discutere, far costruire sapere. La scuola deve diventare un luogo di vita e di ap- prova la scelta di far diventare alcuni di quei nomi bersaglio di una polemica sen- za tregua, pregiudiziale. Probabilmente si pagò su quel fronte il fatto che il pro- getto politico di una riforma complessiva della scuola si stava sfaldando, anche per il netto e condiviso rifiuto di accettarne alcuni degli elementi portati: penso all’al- lineamento europeo con l’uscita a 18 an- ni, scelta che avrebbe comportato una revisione dei rapporti fra scuola dell’in- fanzia ed elementare o l’abolizione di un anno tra elementare o media, ma penso anche ad una progressione della carriera docente in termini di qualità. Si preferì, allora, accettare che il mondo scolastico e dei media pubblici presentasse la com- missione dei saggi come un contributo ad una riforma che non si faceva, e non come esigenza generale e profonda della scuola, non riformata, riformata o riformanda. Me lo si lasci dire, a bilancio sconfortante di un’intera stagione. È tristissimo doverlo ammettere, ma del complesso del quel- la tensione generale ad un cambiamento impegnativo della scuola è rimasta una sola traccia «retorica», cioè un cambio di etichetta (primaria invece che elementa- re, secondaria di primo grado invece che media, ecc.), peraltro nemmeno riusci- to, come dimostrano i dibattiti televisivi di questi giorni, dove gli interni al mondo scolastico utilizzano la nuova burocratica etichetta mentre tutti gli altri usano giu- stamente ancora la vecchia. 5. Redazione : Questa era un’altra delle ri- chieste rivolte alla Commissione: • come trovare un equilibrio tra la sal- vaguardia delle differenze tra i diversi ordini disciplinari e l’esigenza di svi- luppare percorsi unitari e promuovere navigazioni libere dentro aree mobili del sapere? Quali sono state le vostre risposte? Le rileva nei documenti mini- steriali di questi anni? Roberto Maragliano . Allora eravamo ap- pena agli inizi di una trasformazione del mondo, delle culture e delle sensibilità collettive che sarebbe diventata sempre più impetuosa e pervasiva. Si faceva anco- ra in tempo a intervenire e operare den-

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