La Scuola e l'Uomo - n. 11-12- Novembre-Dicembre 2020
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2020 16 1. Redazione : Grazie per aver accettato an- cora una volta di collaborare con la nostra rivista, i suoi interventi sono fortemente validi e fortemente apprezzati dai nostri lettori. Abbiamo riletto recentemente il rapporto conclusivo della Commissione dei Saggi, da lei coordinata, e siamo rimasti molto ammirati nel constatare la modernità e l’attualità delle indicazioni lì contenute. Ne riportiamo solo due: impegnare la scuola ad una duplice finalità: * delineare una mappa delle strutture culturali di base, necessaria per il succes- sivo sviluppo della capacità di capire, fa- re, prendere decisioni, progettare e sce- gliere in modo efficace il proprio futuro, innescare processi di integrazione cultu- rale, sociale e lavorativa; * assumere un impianto formativo che riconosca il valore imprescindibile della tradizione storica, e lo ponga in relazione con la contemporaneità e con il contesto culturale e sociale. La nostra scuola nell’insieme è ancora molto lontana da queste finalità, come mai siete stati così disattesi? Roberto Maragliano . Ci sono ragioni con- tingenti, legate a quella particolare con- dizione (era la seconda metà degli anni Novanta) e ragioni più profonde, di lungo periodo. Le prime hanno a che fare con le difficoltà sia interne che esterne incon- trate da quello che a posteriori si confi- gura sempre più come il più impegnativo, generoso e organico progetto di revisio- ne dell’assetto complessivo della scuola tentato nei sette decenni e mezzo di vita dell’Italia repubblicana. Sull’esperienza della «riforma Berlinguer» e sul suo so- stanziale fallimento si è voluto mettere una pietra. Ci si è accontentati di lasciar sopravvivere slogan, soprattutto quelli di condanna. Ci sono grosse responsabilità in tutto questo, che coinvolgono tutte le parti politiche, a cominciare da quella da cui venne la proposta. Ma ahimè, la sini- stra politica ci ha abituati alla «dialetti- ca» dei cento fuochi, tra i quali proprio quelli degli «amici» sono generalmente i più attivi, e, purtroppo, gli effetti di que- sta insistente conflittualità interna sono pagati da tutti. Più in profondità credo che il veto ad un ripensamento comples- sivo dei contenuti della formazione sco- lastica, e dei modi di attuarli, derivi da una tara di aristocrazia intellettuale in- scritta nella costituzione genetica del nostro sistema scolastico. Parliamo spes- so, anche in termini di revisione critica, della matrice gentiliana. Ma la questione è più complessa. La tara deriva dall’atto stesso di costituzione del nostro sistema scolastico, dalla legge sabauda poi assun- ta dal regno italico: quella che va sotto il nome di Gabrio Casati, conte e barone di Pendivasca. Giovanni Gentile non nasco- se di voler restaurare quello spirito, ma non ci riuscì pienamente in ragione degli interventi di tradimento in direzione «de- mocratizzante» paradossalmente attuati dal fascismo. In superficie le cose anda- rono come ho detto. In profondità invece INTERVISTA A UN SAGGIO Roberto Maragliano, già Professore ordinario presso Università Roma Tre
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