Novembre-Dicembre 2018

23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2018 Un secondo aspetto in cui gli insegnanti possono vivere la loro generatività, facendo sì che la scuola possa diventare luogo di umanizzazione, è legato al processo di so- cializzazione. Purtroppo gli insegnanti non sono aiutati in questo difficile compito: la preparazione che viene loro richiesta si li- mita all’ambito professionale inteso come conoscenza e capacità metodologica, ma ben poco è offerto dal punto di vista della competenza psicopedagogica. La mancata offerta di strumenti adeguati per interpre- tare e intervenire nelle dinamiche relazio- nali di una classe sfocia in un approccio in- dividualistico, che porta a identificare il ra- gazzo problematico da orientare verso lo psicologo della scuola; viene così a mancare la possibilità di gestire i problemi, gli even- tuali conflitti, le tensioni interpersonali col- lettivamente, in un modo più maturo, aiu- tando i ragazzi a scoprire e sviluppare le lo- ro capacità relazionali. Per fare questo non è necessario essere psicologi, ma è senz’al- tro utile poter usufruire di alcuni strumenti e di una maggiore preparazione in ambito pedagogico. Ciò che l’insegnante adulto ha appreso dopo anni di servizio – e non sem- pre – attraverso l’esperienza dovrebbe esse- re offerto al docente agli inizi della carriera come bagaglio di competenze necessario al- la sua preparazione. Questa attenzione alla dimensione relazionale è un ulteriore ambito in cui è possibile stabilire più facilmente un’alleanza tra scuola e famiglia: i genitori, spesso preoccupati per i loro figli, si sentono appoggiati là dove il docente si pone più nei termini di un pedagogo che di un giudice. 3. Un ultimo ambito che vorrei mettere in evidenza rispetto al «molto» che può fare la scuola consiste nella capacità di inter- cettare le vere necessità dei ragazzi (in questo caso non mi riferisco tanto ai bambi- ni quanto ai ragazzi e ai giovani). Qui si po- trebbe iniziare da capo una nuova riflessio- ne e sono dunque costretta a limitarmi a un unico aspetto. Scelgo, di conseguenza, quello che a mio parere risulta essere il più importante perché molto vitale e, nello stesso tempo, molto carente nell’epoca at- tuale: la speranza. Abbiamo già sottolineato l’importanza di «accendere la passione» il desiderio e aiutare ad uscire dalla noia. Ora vorrei evidenziare la necessità – soprattutto nella nostra cultura della gratificazione e della delusione (basta pensare a come guar- dano il futuro i giovani che hanno terminato gli studi superiori) – dell’aiutare a mantene- re e sviluppare la speranza, intesa come «la capacità di fronteggiare e gestire il carico di tensione e pressione che i compiti di svi- luppo esercitano sul soggetto, tenendo viva nella propria mente l’aspettativa fiduciosa che possa avverarsi qualcosa che si è certi comporterà il proprio bene. Essa è questio- ne di massima importanza in adolescenza perché porta con sé la certezza che la fati- ca attuale, legata alla tormentata gestione degli impegni e delle scelte proprie della terra di mezzo, sfoci in una qualità di vita di gran lunga più soddisfacente rispetto al tempo presente» (7). E sull’importanza del- l’aiutare la crescita di questa «virtù uma- na» – poiché tale la considerava Erik Erikson – concludo la mia riflessione citando le pa- role di un famoso psicanalista dell’adole- scenza, Gustavo Pietropolli Charmet, il qua- le scrive: «la morte della speranza in adole- scenza è un evento intollerabile. Anche da adulti o da anziani perdere la speranza è catastrofico, ma si sopravvive e si può sfog- giare una gamma di soluzioni che vanno dal cinismo alla depressione. Durante l’adole- scenza, la morte della speranza ha conse- guenze letali … gli adulti almeno questo debbono imparare a fare: aiutare gli adole- scenti a tenere in vita la speranza che esi- sta un tempo futuro in cui si realizzerà la promessa e il desiderio. A questa condizione i ragazzi accettano qualsiasi sacrificio ed anche qualche sopruso, ma se non si è in grado di presidiare la speranza allora è me- glio tirarsi in disparte, poiché un adulto di- sperato è un killer di adolescenti» (8). Pur- troppo i genitori non sempre sono in grado di assolvere questo compito generativo. Ri- tengo però che la maggior parte di essi sia capace di percepirsi alleata di docenti, che aiutano i figli a sviluppare tale dimensione. (7) V ERNA C., Diventerai. Accompagnare alla vita adulta educando alla generatività, Manoscritto non pubblicato. (8) P IETROPOLLI C HARMET G., I nuovi adolescenti, cit., p. 163.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=