Novembre-Dicembre 2018
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2018 22 re gli atteggiamenti difensivi che l’arro- ganza o le pretese dei genitori suscitano. La situazione attuale della scuola e dei docenti è pesante e difficile. Scrive Massimo Recal- cati (5) nell’introduzione del suo libro «L’ora di lezione»: «Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizza- ta, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violen- ti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo. È delusa, afflitta, depressa, non riconosciuta, colpevolizzata, ignorata, violentata dai nostri governanti che hanno cinicamente tagliato le sue risorse e non credono più nell’importanza della cultura e della formazione che essa deve difendere e trasmettere… È questo il ritratto smarrito della nostra Scuola». In una situazione qua- le ci viene descritta da Recalcati è sponta- neo assumere atteggiamenti difensivi: quel- lo minimalista, di chi si limita a fare il ne- cessario per non sentirsi troppo in colpa il giorno in cui arriva lo stipendio; l’atteggia- mento ostile, provocatorio o squalificante nei confronti degli allievi o delle famiglie; la percezione dicotomica della realtà, dove l’affermazione della propria ragione si ac- compagna all’accusa categorica e senza pietà del metodo educativo dei genitori. Agli atteggiamenti difensivi il docente do- vrebbe forse sostituire il tentativo di limi- tarsi a osservare per meglio comprendere, a fare in modo che l’incontro con il genitore sia occasione per avere un quadro più am- pio della situazione ed, eventualmente, delle difficoltà. Comprendere che dietro al- l’atteggiamento arrogante del genitore è presente la sua paura di non essere adegua- to; comprendere ciò che rivela della situa- zione familiare la lamentela della madre; comprendere le fragilità del figlio osservan- do il genitore. Imparare a osservare senza giudizio (almeno iniziale) aiuta a contenere le proprie emozioni e, di conseguenza, ad allentare la tensione nel colloquio. Permet- te anche di ricavare nuove informazioni, ampliare la conoscenza della situazione per avere un quadro più oggettivo del contesto familiare dello studente. 2. Il secondo consiglio consiste nel risco- prire la dimensione generativa del ruolo di insegnante . La generatività, considerata da Erik Erikson – una delle figure più signifi- cative della psicologia evolutiva – come ca- ratteristica dell’età adulta, consiste nella capacità di occuparsi dell’altro e di pren- dersene cura, assumendo la responsabilità di garantire l’inserimento nella vita delle generazioni successive. Tale ruolo generati- vo è di ogni adulto e, quindi, non appannag- gio unico del genitore. In che modo il docente può attualmente essere generativo, collaborando con il geni- tore o eventualmente sostituendolo quando quest’ultimo si rivela scoraggiato o gravato da pesi sotto i quali talvolta sembra soccom- bere? Innanzitutto facendo della scuola non solo un luogo in cui si trasmettono contenuti, ma anche – e forse prima di tutto – un luogo di umanizzazione. Di tale processo di uma- nizzazione vorrei mettere in risalto soprat- tutto due aspetti. Il primo considera l’uma- nizzazione come apertura alla dimensione culturale, come capacità di animare il desi- derio di sapere . Afferma ancora Recalcati che «ogni insegnamento che sia tale muove l’amore» (6), genera un trasporto, nasce da una passione che il maestro deve dislocare «dalla sua persona all’oggetto del piacere». Per il bambino, come per l’adolescente, il docente non deve essere unicamente il sosti- tuto – spesso inefficace perché è ormai trop- po tardi – di quell’autorità che, per motivi diversi, è mancata in famiglia; egli può esse- re anche colui che sa suscitare un desiderio capace di trascendere i bisogni di cui, nor- malmente, vivono il bambino e il ragazzo. Il passaggio dalla «gratificazione» alla «passio- ne per» è uno degli ambiti in cui il docente assolve al proprio compito di umanizzatore, non mettendosi in contrasto con la famiglia, la quale sembra meglio accettare la figura del docente competente rispetto a quella del professore rigoroso ed esigente, ma è in- vece carente nel suo compito di risvegliare nei figli la dimensione del desiderio. (5) R ECALCATI M., L’ora di lezione, Einaudi, Torino 2014, p. 3. (6) R ECALCATI M., L’ora di lezione, Einaudi, Torino 2014, Ibid , p. 47.
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