Novembre-Dicembre 2018
19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2018 Attualmente assistiamo a una situazione del tutto diversa, dove – come scrive la pe- dagogista Anna Marina Mariani (2) – anziché riflettere e impegnarsi su obiettivi comuni prevale: - il gioco in difesa, come reazione a ogni tipo di critica rivolta allo studente, ma per- cepita come una indiretta – e neppure vela- ta – svalutazione degli educatori che hanno a che fare con lui; - l’abuso di pregiudizi e stereotipi: «i do- centi non fanno niente dalla mattina alla sera», «i genitori si disinteressano dei figli o sono degli incapaci»; - la pretesa di sapere cosa dovrebbero fare gli educatori dell’altro contesto forma- tivo solo perché si è «esperti» del proprio. Per gli insegnanti all’origine dei problemi scolastici ci sono le famiglie, per i genitori la colpa è della scuola. Entrambe le istituzioni, però, sono acco- munate da senso di impotenza e di isolamen- to nel compito formativo che loro spetta: quello della crescita dei minori loro affidati. Proviamo ora ad accantonare per un istante il tema dell’alleanza fra le due isti- tuzioni, per soffermarci su alcuni aspetti ri- guardanti alcuni importanti cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. La scuola oggi vive diversi disagi. In pri- mo luogo il cambiamento epocale dovuto all’enorme e rapidissima trasformazione nella trasmissione dei saperi: evento unico, decisivo, che costituisce un’enorme rottura rispetto al passato. Si modificano, infatti, le funzioni cognitive e la capacità di assimila- re la conoscenza, ma soprattutto cambia – sotto l’impatto di internet – il modo di muo- versi nel tempo e nello spazio e, di conse- guenza, il rapporto stesso con il mondo. Co- me osserva giustamente Catherine Ternynk (3): «Lo studente di oggi deve alternare due modalità di apprendimento. Si è creata così una frattura, che confina con la sfaldatura, tra una cultura umanistica tradizionale, che la scuola ancora trasmette, e una sottocul- tura proteiforme, disordinata, emozionale, che viene data da mezzi di comunicazione individualistici. La prima necessita di un ap- prendimento lungo e metodico che somiglia a una messa in ordine del mondo. La secon- da, immediata ed effimera, si muove in un universo senza tempo, di cui non si ricono- sce l’architettura». Un secondo disagio riguarda il modo di considerare il ruolo del docente. Prima del ’68 l’insegnante deteneva un potere: ho avuto un’ottima insegnante di lettere alle scuole medie, ma ciò che maggiormente ri- cordo di lei è l’espressione: «Sappiate che ho io il coltello dalla parte del manico». Ora non è più così o – in ogni caso – prima di lanciarsi in tale affermazione sarà opportu- no che il docente rivada con la mente ai ge- nitori dell’allievo con cui sta parlando, per valutarne la forza fisica! Il contesto cultura- le in cui oggi si muove l’insegnante è dun- que del tutto diverso. L’epoca contempora- nea, contrassegnata dalla fine delle grandi narrazioni, in cui è venuto a mancare un principio capace di ricomporre in unità la storia, lo sviluppo, la cultura, ha portato, infatti, con sé la caduta di tante certezze un tempo considerate stabili e immutabili. Questa destabilizzazione si è manifestata in modo particolare attraverso la crisi del principio di autorità. La critica al potere, che ha caratterizzato la contestazione ses- santottina, si è spostata verso ogni tipo di autorità considerata esclusivamente in mo- do negativo. Il mito dell’accoglienza incon- dizionata delle persone, fortemente soste- nuto dalle correnti psicologiche umanisti- che, ha indotto a considerare come atteg- giamenti prevaricatori il proporre percorsi, il definire e domandare l’adesione alle re- gole, il contenere, il suggerire comporta- menti e presentare modelli. Tutto questo sembra essere considerato lesivo della li- bertà della persona e della sua espressività e spontaneità. All’insignificanza del ruolo di autorità si accompagna il relativismo etico, che provoca nel soggetto o disorientamento e confusione o il rafforzarsi di tratti narcisi- stici, dove un io arrogante e ipertrofico pa- re preoccupato unicamente della propria gratificazione personale. È con questo tipo di allievi, di persone, di famiglie che l’inse- (2) M ARIANI A.M., La scuola può fare molto ma non può fare tutto , Sei Frontiere, Torino 2006, pp. 49-50. (3) T ERNYNK C., L’uomo di sabbia , Vita e pensiero, Milano 2012, p. 91 .
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