Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 6 prendimento erano lenti e rarefatti. Tenere inchiodati gli studenti un altro anno al ban- co di scuola genera spesso noia e disamore per lo studio. Avrebbe molto più senso uti- lizzare il tempo risparmiato nelle superiori più in là nella vita, per aggiornarsi sul lavo- ro o imparare cose nuove in un contesto di saperi e tecnologie in continuo mutamento A ridurre da 13 a 12 anni il ciclo del- l’istruzione hanno provato governi con di- versa impostazione culturale e politica: Berlinguer, Moratti, Monti. Queste le proposte avanzate dai diversi governi: A. anticipo elementari a 5 anni B. riduzione del percorso formativo scuola di base approfittando degli istituti com- prensivi C. riduzione della scuola secondaria operan- do all’interno del biennio iniziale il ta- glio di un anno e mantenendo il triennio terminale. La riduzione non può realizzarsi attraver- so una semplice «restrizione del curricolo» tagliando qua e là i programmi per compri- merli in quattro anni. È evidente che la ri- duzione di un anno del ciclo secondario do- vrebbe comportare un ripensamento di tut- to il percorso scolastico a cominciare dalla scuola dell’infanzia: solo riorganizzando gli apprendimenti alle diverse età, scegliendo che cosa è davvero importante che i ragazzi imparino, adottando nuove didattiche, il passaggio a 4 anni porterebbe a un migliora- mento della qualità della scuola. Un altro problema è quello degli squilibri occupazionali che creerebbe la conseguente riduzione delle ore del personale. PROPOSTE 1. Il riordino dell’intero percorso dovrebbe diventare la premessa per un ripristino di risorse in favore della scuola, per un am- montare almeno pari a quello della me- dia dei paesi OCSE. 2. L’anticipazione del percorso non deve produrre l’abbassamento di livelli ma in- crementarli attraverso una più coerente organizzazione degli studi. 3. Anticipare la scuola primaria a 5 anni vuol dire, però, anche ripensare i percor- si di apprendimento. A quell’età si può imparare a scrivere e leggere con facili- tà, ma la capacità di concentrazione è li- mitata, i bambini imparano più facendo che ascoltando passivamente e, comun- que, devono potersi muovere di più di quanto non facciano oggi. 4. Andrebbe potenziato e valorizzato il si- stema di studi terziari non-universitari come opportunità di conoscenza e di più agevole accesso al mondo del lavoro. Si propone, a cura dell’UCIIM naziona- le, un’indagine conoscitiva per docenti, dirigenti, genitori, alunni del triennio su- periore, universitari e neolaureati onde chiedere parere sul sistema di istruzione 5 - 18. SITUAZIONE ATTUALE La Dirigenza Scolastica L’articolo 25 del Decreto Legislativo n. 165/2001 delinea il profilo del DS così come immaginato sin dall’avvio dell’Autonomia Scolastica. La trasformazione della figura del Capo d’Istituto in Dirigente ha inizio con la Legge 59/1997 ed i suoi provvedimenti attuativi, D.Lsg. 59/1998 e Dpr 275/1999. Negli anni sono aumentate le responsa- bilità ed i compiti attribuiti al Dirigente Scolastico. Tale iter viene evidenziato attraverso nu- merosi provvedimenti normativi: - D.Lgs 165/2001 articoli 21 e 25 - Dpr 80/2013 - Direttiva 11/2014 - Legge 107/2015 articolo 1, comma 93 - Direttiva 36/2016 - linee – guida emanate il 28/9/2016. E d i t o r i a l e 6. DIREZIONE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

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