Novembre-Dicembre 2017

37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 lando nell’esperienza formativa apprendi- menti teorici e attività operative, che sia- no utili anche in sede orientativa, ma pri- ma di tutto acquisiscano importanza nella formazione umana e sociale dei giovani. Dopo aver praticato la cultura dell’anta- gonismo per più di un secolo non si può pensare che venga accettata un’integra- zione tra le due dimensioni, magari svolte obbligatoriamente secondo la modalità dell’alternanza. Non è adeguatamente valorizzato lo spa- zio curricolare per il fare tecnologico in tut- to il primo ciclo, luogo in cui è possibile mettere in campo una efficace pedagogia del lavoro, per fondare le motivazioni ne- cessarie a considerare lo stesso come finali- tà dell’impegno personale. Fin che non si compie tale tipo di trasformazione nella concezione del modello educativo ed il la- voro apparterrà solo alle opportunità, per continuare il cammino nella società si dovrà subire la gerarchia tra i lavori e quindi non si potrà evitare che alcuni non riscuotano interesse anche se utili alle imprese, come vediamo succedere con l’occupazione degli immigrati e l’aumento dei NEET. Allora non basta che la buona scuola parli di «valore educativo del lavoro», perché questo sia davvero messo a valore nell’educazione ge- nerale dei giovani; l’alternanza dunque è un problema delicato, che non può fondarsi sulle pratiche assicurative e sulla burocrazia dei progetti e che non può costringere tutti gli allievi ad essere collocati, ma la funzio- ne dei tutor e più in generale della didatti- ca sono decisivi perché davvero si cambi rotta e non si vada al liceo per allontanarsi dal lavoro. Un approccio funzionale cercherà di for- nire ai liceali un profilo professionale nel- l’editoria, come in un professionale si vedrà la coerenza con l’indirizzo scelto; per en- trambi però risulterà decisivo ciò che si è realizzato in termini di crescita personale, di relazioni sociali, di sviluppo di abilità che facciano parte della costruzione del proprio progetto vita. La partecipazione degli im- prenditori all’alternanza deve avere questa visione integrata, non è immediato infatti entrare nell’orbita di un determinato lavoro e contemporaneamente nella organizzazio- ne aziendale. È altresì utile che dopo un’esperienza frustrante ci sia lo spazio per cambiare e per riorientarsi: dagli errori è noto che si impara ancora di più. Non si tratta di perseguire la formazione di un «pensiero manuale», se questo sot- tintende il carattere esecutivo; per «impa- rare lavorando» occorre riformulare gli in- dicatori di apprendimento abitualmente utilizzati dalla scuola, introducendo quelli presenti nel processo operativo, così da poter valutare in modo diverso dalle tradi- zionali discipline scolastiche, ed anche i rapporti che intercorrono tra queste ultime e l’esperienza lavorativa deve profonda- mente cambiare, ma come ? Sembra che su questa strada si vada un po’ a tentoni; la scuola fatica a realizzare una progettazio- ne integrata (competenze trasversali, su- peramento del primato dei contenuti, in- terdisciplinarità, didattica laboratoriale, peer to peer, ecc.), gli studenti faticano ad ambientarsi nell’azienda, gli imprenditori faticano a vedere la relazione con i giovani in chiave formativa. L’alternanza scuola-lavoro andrebbe me- glio strutturata come prevede il DM 77/2005, cioè articolandola in momenti di apprendimento teorico da sviluppare a scuola ed esperienziale in ambiente azien- dale, con due sistemi valutativi diversi che stanno insieme al momento della certifica- zione. Pensare all’alternanza come stru- mento didattico dall’interno del curricolo, come si è detto, ha bisogno di un’inversione radicale del rapporto insegnamento-appren- dimento, che non è né semplice, né imme- diato ottenere in una scuola trasmissiva co- me la nostra. Sarebbe meglio un «doppio canale», che assomiglia di più a quello te- desco e che vede i due versanti con pari di- gnità, collegati per i risultati da raggiunge- re, ma che avrebbero bisogno di una mag- giore autonomia progettuale da parte delle scuole e di una loro reale possibilità di apertura al territorio: un’alternanza che si vuole generalizzare obbligatoriamente per tutto il sistema rischia di comprometterne l’efficacia. Un tale impianto sembra produrre mi- gliori risultati nei rapporti tra il curricolo scolastico e l’apprendistato, che più aiuta a

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=