Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 36 PER L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO SERVE UN CAMBIAMENTO CULTURALE Gian Carlo Sacchi, Esperto di politica scolastica I n Italia scuola e lavoro non sono mai andati insieme. La tradizione umanisti- ca poneva una gerarchia tra di loro, l’attenzione allo sviluppo delle persone vedeva un prius alla formazione e un post alla transizione verso la professione; la di- dattica distingueva tra apprendimento dei contenuti e applicazione pratica. In con- creto i licei occupavano un posto più ele- vato nella scala sociale, introducendo agli studi accademici, mentre l‘avviamento al lavoro conduceva i figli di famiglie più de- boli sul piano economico e culturale verso un impiego con scarse conoscenze, esecu- tivo, dipendente. Nell’epoca della ricostruzione post-belli- ca questa seconda categoria acquistò mag- giore peso, in quanto contribuì in maniera determinante al rilancio delle imprese, so- prattutto piccole e medie, il tessuto pro- duttivo caratteristico del nostro Paese. I gio- vani entrarono nelle aziende come appren- disti per un determinato mestiere e via via vennero formati fino ad arrivare ad assume- re anche ruoli dirigenziali. Nel frattempo i liceali erano avviati a studi superiori di ca- rattere umanistico; poche infatti erano le lauree fortemente professionalizzanti. È con il boom economico che il mondo del lavoro iniziò la richiesta di competenze scientifiche e tecniche più elaborate e que- sto procurò maggiore spazio a tali istanze nel nostro sistema formativo. Prese piede anche negli indirizzi dei licei, si svilupparo- no gli istituti tecnici, gli istituti professiona- li raccoglievano quegli studenti che non riu- scivano in apprendimenti più complessi. L’avvicinamento tra cultura e lavoro ampliò il ruolo della scuola che fu assunta da una fascia sempre più ampia di popolazione co- me ascensore sociale e come riferimento per il progresso dello stesso territorio, at- traverso la diffusione di aziende agricole pi- lota, laboratori tecnologici per la sperimen- tazione di nuovi modelli, materiali, ecc. Gli studenti venivano così preparati ad affron- tare sia l’approfondimento dei fenomeni, sia l’applicazione dei dispositivi e la costru- zione dei manufatti. La società tecnologica è stata definita anche della conoscenza non solo perché per seguire il cambiamento occorreva sa- pere di più, ma in quanto era necessario un diverso modo di fare sintesi tra aspetto teorico e pratico in una situazione com- plessa. Le aziende alla fine del secolo scorso sono state fortemente sollecitate ad affidarsi alla ricerca se volevano pro- dotti più competitivi in un mercato globa- le e da qui la richiesta di competenze sempre più approfondite, a livello di for- mazione tecnica superiore, lasciando al di- plomato la qualifica ed anche l’inquadra- mento di tecnico intermedio. In una situa- zione tecnologica in continuo progresso al predetto tecnico venivano offerte mansio- ni di carattere esecutivo, anche se alla tu- ta blu si sostituì il camice bianco, mentre per il management si pensava al laureato. L’ascensore sociale si sposta al piano supe- riore e ciò spiega la tendenza alla licealiz- zazione ed il sensibile calo degli studenti negli istituti tecnici, a fronte di profili professionali ancora richiesti dalle azien- de, che però non trovano interesse negli studenti e nelle loro famiglie, le quali con il passare degli anni hanno migliorato in maniera più diffusa l’aspetto economico, ma soprattutto quello culturale, e di nuo- vo fa tornar fuori il dissidio tra lavoro ma- nuale e intellettuale. La forbice delle competenze si amplia, da una parte ci sono i profili ma non le ri- chieste e viceversa, a fronte di un orien- tamento che non riesce a colmare il gap . La soluzione si potrebbe trovare mesco-

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