Novembre-Dicembre 2017

vita, si ampliava la socializzazione familiare e attraverso questa si entrava nel flusso di una tradizione. Non a caso, il confronto sul- la scuola si misurava proprio su questo aspetto: quale dovesse essere l’ethos nel quale situare la formazione delle giovani generazioni, dando il resto come scontato. Chi ha vissuto nella scuola gli anni ’70 e ’80 conosce bene i rischi dell’ideologismo scola- stico, prezzo che era tuttavia compensato dal confronto tra visioni forti e alte della funzione dell’istruzione. Oggi la realtà è molto diversa perché ne- gli ultimi decenni si è fatto strada uno stile di crescita giovanile molto meno dipenden- te dagli adulti (salvo quando essi sono utili a risolvere dei problemi pratici e a svolgere funzioni consolatorie) e nel contempo si so- no indeboliti i quadri valoriali sostituiti dall’inseguirsi di emozioni temporanee. La scuola sembra una vecchia signora piena di buoni principi, ma ormai scavalcata dalla rapidità delle nozioni apprese dal web, po- co appetibile perché luogo più della fatica che del piacere. Perché andare a scuola e annoiarsi quando molte cose si possono ac- costare quando servono e senza fatica? Marco Lodoli – scrittore e inse- gnante – ha immaginato paradossal- mente (ma non troppo) che esten- dendo la credibilità degli strumenti digitali oltre un certo limite tra qualche tempo si potrebbe fare a meno non solo dei libri ma anche dei docenti. La sfiducia nella scuola è il primo passo verso l’ignoranza e l’ignoranza, a sua volta, è l’antica- mera del declino della vita associa- ta. Il miglioramento scolastico può rappresentare un’occasione unica per far compiere al dibattito un sal- to di qualità, dalle procedure (come migliorare il funzionamento scolasti- co) a una riflessione strategica ca- denzata sul futuro (come salvaguar- dare la dimensione culturale della scuola e le sue prerogative educati- ve). Possiamo pensare che una scuola solo più efficiente sia in grado di ri- spondere a questioni impegnative come la mitizzazione degli strumenti digita- li, la tendenza alla semplificazione dei con- tenuti scolastici, la valorizzazione delle di- mensioni non cognitive degli alunni ( soft skills ), la conservazione della memoria co- mune? Dobbiamo preoccuparci principal- mente di coltivare le emozioni degli allievi oppure la scuola è anche un’opportunità per fare esercizio di razionalità e di immer- gersi con gli strumenti della cultura nella realtà e con questa saper stabilire un con- fronto positivo? Possiamo restare indifferen- ti di fronte alla diffusa convinzione che i li- bri non servono e che l’unico esercizio di- dattico valido è il problem solving ? È pensa- bile che tematiche come l’equità e il meri- to restino confinate nei dibattiti tra specia- listi? Sono solo alcune delle questioni che in- teressano l’attuale mondo scolastico. Se la qualità della scuola non sarà superficial- mente identificata nel funzionamento sco- lastico e il miglioramento saprà misurarsi con le questioni che toccano i significati profondi della vita scolastica sarà davvero colta l’opportunità per sottrarre la scuola all’idea che «non serve». 33 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017

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