Novembre-Dicembre 2017

due secoli: «dalla scuola dello Stato alla scuola della società». Naturalmente – è appena il caso di rile- varlo – neppure ai tempi del centralismo più severo le scuole erano tutte eguali. Una certa omogeneità del sistema era tuttavia garantita dal rigore dei concorsi per l’assun- zione del personale docente, dalla vigilanza ispettiva, dal rispetto dei programmi di in- segnamento e, per le scuole si secondo gra- do, dagli esami di maturità. Queste caratte- ristiche si indeboliscono nel momento in cui si transita dalla scuola selettiva alla scuola di massa (anni ’60-’70) e poi alla scuola del- l’autonomia (anni ’90). L’impalcatura cen- tral-ministeriale non è più in grado di assi- curare né qualità né omogeneità. E anche da noi, come nel resto dell’Europa, il tema della qualità e del miglioramento si affaccia sulla scena. Una parola con significati molteplici Se è difficile trovare chi si dichiara con- trario all’idea che le scuole possano e deb- bano migliorare non è invece improbabile che accanto a questa unanimità convivano anche molti equivoci. Per esempio sono dif- fusi e frequenti processi ben noti di autoas- soluzione («i risultati scolastici sono scaden- ti perché gli allievi non studiano e amano più i tablet della lavagna», «i genitori sono assenti», ecc.) e la convinzione che siano soprattutto gli «altri» a dover migliorare oppure la non meno radicata idea che i buo- ni risultati conseguiti in scuole virtuose non siano trasferibili («da noi non si può fare»). L’insidia tuttavia più pericolosa è l’ac- cettazione acritica dell’espressione «miglio- ramento». Al pari della categoria pedagogi- ca di school effectiveness anche quella di school improvement cui si accompagna non è infatti neutrale: definire cos’è il migliora- mento implica infatti confrontarsi con un’idea di scuola, con le politiche e i valori etico-sociali che lo giustificano, con le di- verse tipologie di professionalità docente e con gli stili di insegnamento e i comporta- menti che ne conseguono. Non è perciò sorprendente che intorno ai temi dell’efficacia e del miglioramento sia da tempo in atto (almeno dagli anni ’90) un dibattito politico molto acceso conseguente al posizionamento dei sistemi scolastici del mondo occidentale nella cosiddetta «logica del mercato», compresi quei Paesi (come, ad esempio, la Francia e l’Italia) nei quali più forte e stabile appare la tradizione cen- tral-statalista. Al cuore di questo dibattito stanno diffe- renti interpretazioni della nozione di «effi- cacia scolastica»: d’un lato essa è giustifi- cata con il diffuso ricorso ai linguaggi propri della cultura manageriale ed organizzativa, con l’importanza attribuita alla misurazione e valutazione dei risultati mediante i test, con l’accentuata attenzione alla competen- za in quanto unico sapere valido perché mi- surabile. Secondo i critici queste caratteristiche starebbero oscurando alcuni dei valori forti della scuola otto-novecentesca tuttora vali- di come, ad esempio, l’esigenza di salva- guardare una visione di scuola come luogo di trasmissione culturale e la necessità, specie nel ciclo primario, di rispettare i tempi di crescita e i bisogni degli allievi in linea con l’insegnamento delle pedagogie attivistiche del secolo scorso (Dewey, Mon- tessori, Decroly, Claparède). I valori etico- sociali, poi, intorno ai quali si è sviluppata la scolarizzazione generalizzata conserve- rebbero una forza traente per sconfiggere il rischio di relativismo valoriale e neutrali- smo scolastico e contrastare il prevalere del merito sull’equità. Bastano, crediamo, questi pochi cenni per capire come l’accostamento critico al- la nozione del miglioramento e il ricono- scimento della sua complessità costitui- scano un’esigenza primaria per evitare di farne una sorta di bandiera ideologica al servizio di una scuola nella quale il valore centrale dovrebbe essere la perfetta fun- zionalità sociale. Ma neppure si deve ca- dere nell’errore opposto e cioè quello di pensare che i diversi modi di concepire il miglioramento lo condannino in un limbo relativistico ove ciascuno si comporta se- condo regole proprie. Miglioramento e qualità della scuola Può essere utile ricordare che le nozioni 31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017

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