Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 22 raccolto quasi esclusivamente tra i rispar- miatori giapponesi , e non deve quindi pre- occuparsi del gigantesco debito pubblico e delle valutazioni dei mercati finanziari in- ternazionali . L’aumento di liquidità ha avuto successo negli Stati Uniti e li ha fatti uscire dalla cri- si , invece in Giappone l’esito è stato meno positivo , a causa dell’elevata rigidità delle strutture economiche e sociali : anche in Giappone , come in Italia , i diversi governi che si sono succeduti non hanno finora fatto le riforme necessarie . Secondo la tesi degli avversari dell’au- sterità , questa costringe i governi ad au- mentare le tasse e/o ridurre la spesa pub- blica, e quindi la spesa sociale e gli inve- stimenti (10) , imponendo sacrifici ai citta- dini e frenando l’economia ; inoltre , prima del manifestarsi della deflazione, la Bce , per evitare l’opposto rischio di inflazione , rifiutava la richiesta di un consistente au- mento della massa monetaria europea , im- pedendo la riduzione del valore dell’euro rispetto al dollaro e alle altre valute , e quindi riduceva per gli europei il costo delle importazioni , ma rendeva più diffici- le esportare perché aumentava il prezzo delle merci europee per gli stranieri . Ciò non preoccupava la Germania , la quale crea con continuità nuovi prodotti ad alta tecnologia , non ancora imitati e quindi non soggetti alla concorrenza internazionale e poco sensibili al prezzo , mentre danneg- giava la maggior parte degli altri Paesi del- l’eurozona , che esportano soprattutto pro- dotti a tecnologia media o bassa , soggetti alla concorrenza e quindi molto sensibili al prezzo . Dunque sarebbero state l’austerità e la difesa del valore dell’euro a rovinare questi Paesi , mentre avrebbero giovato so- prattutto ai tedeschi . Gli avversari dell’austerità affermano che oggi i Paesi in difficoltà potrebbero riavviare l’economia se la Bce, oltre agli eu- ro che stampa per il piano anti deflazione, ne creasse altri prestandoli direttamente ai governi , che , pur accrescendo il loro inde- bitamento , potrebbero finanziare nuove at- tività e creare occupazione senza dover au- mentare le tasse e/o ridurre la spesa pub- blica, e quindi senza imporre sacrifici . La tesi può apparire convincente , ma purtrop- po non ha fondamento , perché una crescita non effimera, che aumenti durevolmente l’occupazione, esige la creazione di condi- zioni tali da favorire gli investimenti in nuove attività, attirando, da ciascun Paese e dall’estero, i capitali privati di- sposti a correre il rischio di impresa (11) per realizzare profitti. Fiammate di sviluppo alimentate con ca- pitali pubblici (12) ottenuti dai governi au- mentando il debito , nella situazione attuale non potrebbero promuovere una crescita duratura , mentre verrebbero interpretate dalla finanza internazionale per quello che sono : l’ennesimo segno dell’incapacità di alcuni Paesi europei di abbandonare la vec- chia strada della finanza fondata sul debito e sulla svalutazione , finalizzata a difendere nell’immediato la produzione , l’occupazio- ne e lo Stato sociale , senza curarsi delle inevitabili conseguenze negative nel medio periodo . Verrebbe quindi definitivamente distrutta la residua fiducia dei mercati nella capacità di questi Paesi di rimborsare alle scadenze future i titoli in euro , e quindi au- menterebbero le vendite di questi titoli, determinando la risalita dei tassi di inte- resse per quelli di nuova emissione , con ciò mettendo a rischio la tenuta della moneta europea (13) . ** Nota su austerità e sacrifici: un con- fronto con il resto del mondo . La principa- le critica abitualmente rivolta all’austerità è relativa ai sacrifici che essa impone ai cit- tadini , soprattutto mediante i tagli alla spe- (10) La spesa sociale e gli investimenti sono le uniche due voci elastiche e consistenti della spesa pubblica. (11) Non si dimentichi che qualsiasi impresa, dal piccolo negozio alla grande industria, per i motivi più diversi è perennemente soggetta al rischio di fallimento e quindi di perdere il capitale investito. (12) Il fatto che una crescita economica duratura sia promossa dai capitali privati e non da quelli pubblici, è stata esaminata nel numero 5-6 2016 della rivista. (13) Si veda, nel numero 5-6 2016 della rivista, l’analisi dei motivi che impediscono agli attuali Paesi in crisi di applicare le politiche keynesiane di spesa pubblica in deficit.

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