Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 20 seguito esaminerò alcune di queste affer- mazioni e di questi silenzi, ma non solo su di essi si fonda il successo dei movimenti di protesta europei, bensì anche su motivazio- ni ideali legate all’ identità individuale e di gruppo , di importanza a volte decisiva, che verranno esaminate nel paragrafo 5. ** Nota sulla deflazione. Apro una breve parentesi per ricordare che qualunque di- scorso sulle attuali vicende economiche del- l’eurozona deve tenere presente il fenome- no della deflazione (diminuzione dei prezzi che frena l’economia) manifestatosi a parti- re dal 2014. La deflazione è stata ampia- mente esaminata nel numero 3-4 2016 della rivista; il piano della Banca centrale euro- pea per combatterla (annunciato il 2 genna- io 2015) consiste nell’aumento della liquidi- tà, ottenuto stampando moneta per acqui- stare titoli di Stato e obbligazioni di prima- rie imprese private dei Paesi in crisi che ne facciano richiesta (a fronte dell’impegno a fare le riforme necessarie a risanare la loro economia) (4). La durata del piano, inizial- mente prevista fino al settembre 2016, a causa dell’insufficiente aumento dei prezzi è stata prorogata al marzo 2017, e poi an- cora al 2018. 1) Demonizzazione dell’euro . Da molti anni , in diversi Paesi, vi sono partiti politici che raccolgono voti sostenendo che all’ori- gine delle difficoltà delle loro economie vi sia l’entrata del loro Paese nell’euro. In Ita- lia si attribuiscono le difficoltà allo sfavore- vole tasso di cambio imposto (un euro co- stava 1936 , 27 lire , mentre in realtà , in base al potere d’acquisto , valeva meno) . Ciò avrebbe impoverito il nostro Paese , insieme agli onerosi vincoli di bilancio (la cosiddetta austerità ) che si dovrebbero rispettare (de- ficit annuale non superiore al 3 per cento , progressiva riduzione entro vent’anni del debito pubblico dall’attuale 133 al 60 per cento) (5) . In realtà l’Italia non avrebbe po- tuto far parte dell’area euro , perché deficit e debito erano lontanissimi dalle condizioni richieste , ma la clamorosa esclusione di uno dei grandi Paesi fondatori dell’Unione euro- pea avrebbe sollevato dubbi sulla neonata moneta , e così entrammo a far parte del- l’eurozona al prezzo di quel tasso di cambio certo oneroso , ma che avrebbe potuto co- stituire una spinta a fare le riforme neces- sarie per consentire all’economia di fare a meno delle due stampelle che fino a quel momento l’avevano sorretta : ricorrenti sva- lutazioni della lira (6) e costante crescita del debito pubblico . Recentemente alcuni analisti hanno osser- vato che la Commissione europea ha conces- so a diversi Paesi , che a causa della crisi ave- vano sforato i parametri , un allungamento dei tempi per il rientro , mentre all’Italia una dilazione consistente è stata finora negata . Il diverso trattamento ha due cause : 1) l’Italia ha un debito pubblico enorme (7) , e poiché ha dimostrato finora uno scar- so impegno per ridurlo , una forte dilazione incoraggerebbe l’inerzia ; 2) la perdurante instabilità del sistema politico rende aleatorio il rispetto degli im- pegni assunti da qualsiasi governo . Che l’euro sia l’origine dei nostri mali è quindi una colossale bugia , alla quale però molti credono a causa della disinfor- mazione in materia economica . «La tanto criticata scelta di entrare nell’euro per noi fu una necessità , non una scelta . Se avessimo avuto una moneta cre- dibile , avremmo potuto restare fuori , come hanno fatto la Gran Bretagna e la Svezia . (4) Scopo della Bce è ottenere nell’eurozona un’inflazione media annua di circa il due per cento, ritenuta ottimale perché spinge le imprese e le famiglie ad accelerare gli acquisti, sapendo che il giorno dopo costeranno di più; in tal modo si vivacizza l’intera economia, e aumentano gli investimenti e l’occupazione. La deflazione ha ovviamente l’effetto opposto: tutti rimandano gli acquisti sapendo che il giorno dopo costeranno di meno, e ciò costituisce un freno per gli investimenti e l’occupazione. (5) L’austerità non fa che richiamare le condizioni stabilite dal Trattato di Maastricht, costitutivo dell’Unione monetaria europea. (6) Sulla svalutazione della moneta si veda la nota al termine del paragrafo. (7) Il terzo al mondo come debito pro capite: ogni italiano, neonati compresi, ha un debito di oltre trentottomila euro.

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