Novembre-Dicembre 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 18 Nel 2000 prende il via la seconda Intifada e risale la tensione. Il conflitto scende d’in- tensità l’11 novembre 2004 con la morte Arafat. Nel 2005 le elezioni presidenziali in Pale- stina portano il nome di Abu Mazen come suc- cessore di Arafat. Riprende il dialogo: il go- verno Sharon sgombera con la forza i coloni israeliani dalla Striscia di Gaza e lascia l’am- ministrazione del territorio ai Palestinesi. Una nuova ed importante svolta si ha il 25 gennaio 2006. Una data storica perché le elezioni politiche, in Palestina, sanciscono la vittoria del partito armato degli islamisti di Hamas. L’estate del 2006 vede anche scoppiare la seconda guerra del Libano che contrap- pone Israele a Hezbollah: 34 giorni di guerra che hanno messo a dura prova la capacità dell’ intelligence israeliana e l’esercito israeliano facendo emergere una lunga serie di errori strategici. Il partito di Dio, a guida sciita, è così as- surto a mito della comunità islamica otte- nendo i riconoscimenti dei sunniti Fratelli musulmani. Se Israele non ha perso la guerra, non l’ha neanche vinta; la non vittoria d’Israele con- tro Hezbollah, può essere considerata simbo- licamente una sconfitta. Per il Medio Oriente il 25 gennaio 2006, ribadiamo, è una data epocale perché per la prima volta giunge al potere un movi- mento fondamentalista attraverso libere le- zioni e non con le armi. La vittoria di Hamas trae origine dalle carenze dell’Autorità Nazionale Palestinese e dall’incapacità della leadership di Yasser Araft che ha condotto alla sconfitta del par- tito-regime di Fatah. Sul podio delle cause principali troviamo l’abuso di privilegi e la corruzione che ha permesso a Hamas di ra- dicarsi profondamente in ogni settore della società palestinese. Il fallimento dell’Anp è da ricercare anche nel campo delle libertà, del rispetto dei diritti umani, della traspa- renza nell’amministrazione pubblica. La fortuna elettorale di Hamas ha fatto, dun- que, leva sul malcontento diffuso e sulle promesse della lotta alla corruzione. Per assumere la guida del variegato arci- pelago politico e militare dell’islam radica- le, Hamas vede all’orizzonte una doppia sfi- da: islamizzare la causa palestinese e «pa- lestinizzare» il jihad. A spiegare l’ideologia di Hamas serve sottolineare il forte radicamento nelle uni- versità di Gaza e Cisgiordania, tra i ceti ac- culturati palestinesi; ma anche, e differen- temente da Fatah, la distribuzione sul terri- torio di poteri e responsabilità (consigli di- rettivi del movimento sono presenti in tutti i distretti della Cisgiordania e della Striscia di Gaza e i loro membri vengono eletti). L’islamizzazione dal basso rappresenta un tassello fondamentale nella strategia di conquista della società palestinese. Questo porta Hamas ad affiancare alla lotta contro il sionismo la costruzione di uno Stato socia- le che gestisce mense, ospedali, scuole, università, giornali, strutture ricreative, l’assistenza alle vedove e alle famiglie dei detenuti. E lo Stato sociale di Hamas ha rappresentato, e continua a rappresentare, il canale principale di trasmissione del mes- saggio islamista e di arruolamento. Il braccio armato di Hamas, Izz l-Dīn al- Qassām, rappresenta un’importante milizia popolare; le stime ci dicono che a Gaza i miliziani addestrati e armati siano almeno quindicimila. I miliziani raramente si sono trovati al centro di scandali pubblici come, invece, non è stato per le Brigate dei marti- ri di al-Aqsà (Fatah). Ma Hamas non è solo una milizia popola- re; è anche, e soprattutto, un movimento sociale forte dell’appoggio della maggioran- za della popolazione. È una parte inaliena- bile della realtà palestinese con cui Israele dovrà fare i conti.

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