Novembre-Dicembre 2017

gativo i rapporti tra Palestinesi e Israeliani: il gruppo palestinese «Settembre nero» se- questra un gruppo di atleti israeliani che partecipano alle Olimpiadi di Monaco, undi- ci di loro muoiono. Il quarto conflitto, passato alla storia co- me «guerra del Kippur», ha luogo nel 1973. Il giorno in cui Israele sta celebrando la fe- stività del Kippur Egitto, Siria e Iraq sferra- no l’attacco. Nonostante sia stato colto di sorpresa, Israele ferma l’offensiva dimo- strandosi, per l’ennesima volta, potenza militare egemone e occupando il canale di Suez conquista grandi porzioni di territorio siriano. Si raggiunge un accordo grazie all’inter- vento delle Nazioni Unite: Israele si ritira da una parte delle aree del Sinai e la Siria re- cupera parte dei territori perduti. Sul Golan viene creata una zona cuscinetto. Una pace temporanea tra Egitto e Israele arriva nel 1979 grazie al presidente Usa Jimmy Carter che media tra il presidente egiziano Sadat e il premier israeliano Begin. Ma nel 1981 l’esercito israeliano, dopo avere annesso il Golan, attacca il Libano del Sud e Beirut come rappresaglia per i conti- nui attacchi sferrati, attraverso la frontie- ra, dai guerriglieri filopalestinesi. Dopo die- ci settimane di bombardamenti, l’Olp lascia Beirut e si trasferisce in Tunisia. Israele si ritira dal Paese ma mantiene il controllo di una zona cuscinetto lungo il confine. Nel 1987 scoppia la prima «Intifada»: i Palestinesi che vivono a Gaza, in Cisgiorda- nia e a Gerusalemme si rivoltano contro gli Israeliani. Le manifestazioni continuano per anni e Arafat proclama l’Olp come il gover- no in esilio di uno «Stato di Palestina». Nel 1993 vedono la luce gli accordi di Oslo o Dichiarazione di Principi: il 13 set- tembre firmano Arafat per l’Olp e Shimon Peres per conto di Israele. Questo il contenuto del trattato: il riti- ro delle forze israeliane da alcune zone della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, diritto palestinese all’autogoverno in que- ste aree con la creazione dell’Autorità palestinese. Stabilita in cinque anni la du- rata del governo palestinese ad interim per negoziare un accordo permanente. Congiuntamente alla Dichiarazione di Principi Israele riconosceva l’Olp come le- gittimo rappresentante del popolo palesti- nese e, di converso, l’Olp affermava il dirit- to a esistere dello stato di Israele rinuncian- do al terrorismo e al desiderio della distru- zione di Israele. Emerge un elemento che determinerà il fallimento dei negoziati israelo-palestinesi: aver lasciato in sospeso questioni cruciali come Gerusalemme, rifugiati, insediamenti israeliani, sicurezza e confini. Un errore de- cisivo perché nello scenario mediorientale il fattore tempo è sempre stato decisivo in negativo. L’intesa definitiva fra Israele e Palestina, che sembrava poter prendere corpo, sfume- rà nel 1995 quando il primo ministro israe- liano Yitzhak Rabin viene ucciso da Yigal Amir, estremista di destra. Evento che pas- serà alla storia come il «più grave omicidio politico della storia di Israele». L’assassinio di Rabin riporta indietro di anni il processo di pace fra Israele e Palestina. E le vicende degli anni a seguire ne daranno conferma. Benyamin Netanyahu, eletto primo mini- stro nel 1996, annuncia che non restituirà il Golan. Israele riprende la costruzione di in- sediamenti nei territori occupati: conse- guenza diretta è la ripresa degli gli scontri tra Palestinesi e coloni israeliani. Nello stesso anno Yasser Arafat, nelle prime ele- zioni della storia del popolo palestinese vie- ne scelto a stragrande maggioranza come presidente. Nuovi tentativi di trovare accordi di pace prendono corpo tra il 1998 e il 2000, prima tra Netanyahu e Arafat, poi tra questo e Ba- rak; ma alla fine il presidente Usa Bill Clin- ton annuncia il fallimento del vertice di Camp David. 17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017

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