Novembre-Dicembre 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 16 nenti flussi migratori dalla Russia, dalla Po- lonia, dalla Germania, dall’Austria e dalla Cecoslosvacchia. Nel 1931 gli Ebrei in Pale- stina sono 175.000; nel 1939 sono 420.000. La politica razziale di Hitler, le persecuzioni naziste ed il Fascismo, che ne seguì malde- stramente l’esempio, inducono gli Ebrei a reclamare il diritto ad una immigrazione il- limitata in Palestina. Conseguentemente al niet degli Inglesi per gli impegni assunti verso gli Arabi du- rante la Seconda guerra mondiale, gli Ebrei mettono in moto l’immigrazione clandesti- na. Prodotto diretto di tale stato di cose sa- rà una dura e lunga guerriglia basata su atti terroristici contro Arabi e Inglesi. La Gran Bretagna, data l’impossibilità di un accordo tra Ebrei ed Arabi, è costretta a ricorrere alle Nazioni Unite che, nel novem- bre 1947, decidono di spartire la Palestina in due Stati indipendenti, uno arabo e l’al- tro ebraico, e di fare della città di Gerusa- lemme una zona internazionale sotto il loro controllo. La risoluzione viene respinta dagli Arabi: è qui la genesi della stabile guerra e dell’in- stabile pace. L’indipendenza dello Stato d’Israele, pro- clamata dagli Ebrei il 14 maggio del 1948, viene riconosciuta dalle principali potenze mondiali e induce Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq a fare fronte comune per in- vadere il neonato Stato di Israele. Il piccolo Stato di 650.000 mila abitanti spezza l’of- fensiva dei paesi arabi; interviene l’ONU ma la guerra continua fino agli armistizi del 1949. Con il primo conflitto Israele amplia il territorio sotto il suo controllo, verso la Ga- lilea a Nord e verso il Negev a Sud; l’armi- stizio porta a dividere in due parti la città di Gerusalemme: i luoghi santi sono attri- buiti alla Giordania e la città nuova al gio- vane Stato, che ne fa la sua capitale. Quat- trocentomila profughi arabi fuggiti da Israe- le durante la guerra sono sistemati in campi provvisori di accoglienza vicino al confine. Il secondo conflitto si registra nel 1956: è la «guerra del Sinai». In risposta alla na- zionalizzazione del canale Suez da parte dell’Egitto, Israele invade la penisola del Si- nai, conquista Gaza, sulla costa mediterra- nea, e Sharm el Sheikh, sul Mar Rosso. Israele si ritira solo quando, l’anno successi- vo, le Nazioni Unite garantiscono un accesso al Golfo. Nel 1964 a popolare il complesso quadro del Medio Oriente c’è un nuovo soggetto po- litico-militare, l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che intende dare una rappresentanza ai Palestinesi svin- colandoli dai paesi arabi. Il capo è Yasser Arafat che la guiderà l’Olp fino alla morte nel 2004. Il terzo atto del conflitto arabo-israe- liano, che si risolverà in un profondo trau- ma per il mondo arabo-musulmano, ha luogo nel 1967 e prende il nome di «guer- ra dei 6 giorni». Le ostilità prendono le mosse dalla volontà dell’Egitto di chiude- re l’accesso al golfo di Aqaba concesso ad Israele. A fianco dell’Egitto ci sono Siria e Giordania. Le grandi capacità strategiche di Israe- le si rivelano nell’attacco preventivo lan- ciato prima che l’aviazione egiziana si levi in volo; in questo modo si garantisce l’ege- monia aerea su tutta la regione. La superio- rità israeliana si rivela anche sulla terra: in soli tre giorni, con i carri armati, viene oc- cupata tutta la penisola del Sinai, le alture del Golan, la Cisgiordania, la città vecchia di Gerusalemme – che verrà annessa – e Ga- za. Il conflitto si risolve con l’intervento delle Nazioni Unite. Gli anni Settanta registrano l’inasprirsi delle tensioni interne al mondo arabo. L’esercito giordano spinge l’Olp fuori dai suoi confini con un’azione violenta e sangui- nosa in seguito a una serie di dirottamenti aerei da parte di guerriglieri palestinesi. Nel settembre 1972 un’azione segna in ne-
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