Novembre-Dicembre 2017
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2017 14 a riflettere: quei nostri ragazzi, fino a quest’età, si sono sentiti chiamati a lavo- rare nella società in cui vivono? Si sentono attesi come lavoratori o solo come consu- matori? come innovatori o solo come uten- ti? La parabola viene in genere focalizzata sulla figura del proprietario della vigna, ma Gesù ne ha parlato per far capire la lo- gica del Padre, una logica superumana di infinita capacità di donazione, attenta alle singole persone e non blindata nei luoghi comuni: «Nessuno ci ha chiamato a lavora- re», e allora: «Venite anche voi a lavorare nella mia vigna». Ma non con un salario sindacale («un denaro al giorno») cui non sarebbero potuti arrivare; e neanche con il gettone di presenza corrispondente a quell’ultimo scorcio di giornata (mancava – per gli ultimi – solo un’ora al tramonto): quel gettone non sarebbe stato sufficiente per sfamare quei braccianti e le loro fami- glie. Il padrone promette invece un salario giusto ai suoi occhi di Padre: «Quello che è giusto ve lo darò». Ha fiducia che loro ab- biano voglia di lavorare, e quindi anche lo- ro si mettono in gioco con fiducia in lui, senza stare a calcolare se valesse la pena o se sarebbero stati criticati come sfatica- ti e profittatori. La sorpresa finale è la ci- fra dell’amore: il contrario di quella logica dell’esclusione sociale che le statistiche dicono aumentare, in Italia, anche in for- me di esclusione scolastica e povertà edu- cativa. Ci sarà magari, come nella parabola, chi avrà da ridire; probabilmente non manche- ranno fallimenti e delusioni; ma nell’ambi- to scolastico abbiamo, se ci pensiamo be- ne, un grande vantaggio: quello di poter sempre tentare rapporti umani personali. Lo ha detto ai fedeli di Cesena papa Fran- cesco il 1° ottobre scorso: «Si tratta di re- cuperare la capacità di «guardare», la ca- pacità di guardare! Oggi si possono vedere tanti volti attraverso i mezzi di comunica- zione, ma c’è il rischio di guardare sempre meno negli occhi degli altri. È guardando con rispetto e amore le persone che pos- siamo fare anche noi la rivoluzione della tenerezza». La storia dell’umanità, almeno dal punto di vista di Dio, è intessuta di questi sguardi: e di questa storia possiamo renderci tutti protagonisti. È la nostra risposta allo sguardo di Dio sulla Sua creazione, sulle creature umane alle quali ha affidato il mondo. In quest’ul- timo scorcio dell’anno liturgico la Chiesa ci invita a una riflessione sul senso della sto- ria, e questa riflessione si apre sul punto di arrivo: la festa di tutti i Santi ci ricorda l’orientamento, la direzione impressa in ognuno di noi dal Creatore, la sua immagine che siamo chiamati a rendere sempre più somigliante, nella libertà che è l’irrinuncia- bile caratteristica di Dio stesso. Così nel- l’avvicendarsi dei volti che colorano le no- stre giornate, possiamo fare anche della no- stra scuola – come di ogni ambiente umano – un luogo di sguardi e di sorprese. S p i r i t u a l i t à La parabola degli operai chiamati nella vigna (Nürnberg, GBM, Hs. 156142, f. 76f), sec. XI
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